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L’Italia dei Tafazzi

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Nel I trimestre 2023 l’Italia è cresciuta più di Germania e Francia. Ma è presto per mettere le bandiere alle finestre
Giorgia Meloni PIL

L’Italia dei Tafazzi

Nel I trimestre 2023 l’Italia è cresciuta più di Germania e Francia. Ma è presto per mettere le bandiere alle finestre
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L’Italia dei Tafazzi

Nel I trimestre 2023 l’Italia è cresciuta più di Germania e Francia. Ma è presto per mettere le bandiere alle finestre
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L’Italia è cresciuta più di Germania e Francia, nel primo trimestre 2023. Il piccolo, ma significativo balzo – come avrete letto o ascoltato – è stato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, mentre il Prodotto interno lordo sullo stesso periodo del 2022 ha fatto segnare +1,8%. La variazione acquisita, a oggi, per l’anno in corso è del +0,8%. Avevamo cominciato il 2023 con un +0,4, frutto dell’ottima crescita messa a segno l’anno passato. Dopo la frenata – largamente prevista – nell’ultimo scorcio del 2022, insomma, abbiamo ripreso a macinare buoni numeri e l’anno ci appare meno complesso rispetto alle previsioni di appena due o tre mesi fa. Non è il caso di mettere le bandiere alle finestre e, come sottolineato appena ieri dalla Banca d’Italia, l’inflazione resta una minaccia incombente sull’andamento generale della nostra economia e in particolare sul potere d’acquisto delle famiglie. Detto ciò, anche Bankitalia riconosce che i motivi di preoccupazione sono minori, rispetto al periodo a cavallo fra il 2022 e il 2023. Per tutto questo, il governo ha le sue ottime ragioni per dichiararsi soddisfatto dell’andamento della nostra economia e di una reazione migliore del previsto alla flessione di fine 2022. Ha molte ragioni, in particolare, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a sottolineare i nostri punti di forza e a invocare la fine dell’era-Tafazzi, il singolare personaggio che amava martellarsi gli zebedei. Molto giusto e molto bello, peccato che la stessa Meloni abbia passato mesi a preconizzare disastri e l’Armageddon, proprio mentre l’Italia faceva segnare risultati più che lusinghieri, superiori a quelli annunciati ieri dall’Istat. Giorgia Meloni non era certo da sola offrire questo spettacolo, considerato che l’intera campagna elettorale – appena nove mesi fa – trascorse sui toni del disastro annunciato da parte un po’ di tutti. Sia pur per motivazioni diametralmente opposte. Aver fatto meglio della Germania e della Francia può significare molto, ma anche nulla: dipende dalla nostra serietà e dalla capacità di guardare alla realtà del Paese e non alle sciocchezze della propaganda. Dalla forza di accompagnare la crescita e lo sviluppo, unici antidoti alla malattia del debito senza controllo e del futuro rinsecchito. di Fulvio Giuliani

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