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Fisco d’evasione

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L’evasione fiscale è un fatto che dovrebbe preoccuparci seriamente e non deve essere mero strumento della politica durante le elezioni.

Fisco d’evasione

L’evasione fiscale è un fatto che dovrebbe preoccuparci seriamente e non deve essere mero strumento della politica durante le elezioni.
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Fisco d’evasione

L’evasione fiscale è un fatto che dovrebbe preoccuparci seriamente e non deve essere mero strumento della politica durante le elezioni.
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Ci si dovrebbe occupare dell’evasione fiscale, invece s’usa la materia fiscale per evadere dai dolori della tornata elettorale. Sicuri sconfitti e insicuri vincitori riposizionano le truppe attorno alla trincea della legge delega per la riforma fiscale, come al solito quasi prescindendo dal suo (scarso) contenuto. Il sospetto è che non l’abbiano compulsato, non per il poco tempo concesso dal professore che prova a tenere ordinata la classe, ma per consolidata attitudine a preferire la fantasia delle trombonate alla realtà delle pagine compitate. Sicché per gli uni (Lega in testa) è da scongiurarsi il colà presente aumento delle tasse, mentre per gli altri (Pd alla guida) è da scongiurarsi il vile attacco alla solidità del governo. Agli astanti sfugge che il governo procede e pressoché ignora il confuso starnazzio. Di aumento della pressione fiscale, in quella legge delega, non vi è cenno alcuno. Semmai si trova una vaga promessa del contrario, cui tenderei a dare il valore di benevolo auspicio. L’indicazione della delega punta ad altro: riordinare e semplificare. Magari non si può subito e significativamente far pagare meno, ma si possono eliminare iniquità e ostacoli formali. Se si punta a diminuire le aliquote Irpef intermedie si prova a diminuire il carico fiscale sulle spalle del ceto medio. Se si semplificano gli adempimenti relativi a imposte sulle aziende si prova a dire che sebbene non si possa subito abbattere l’onere, almeno lo si potrà onorare senza dover camminare ginocchioni sui ceci. Se si rimodulano le aliquote Iva, secondo anche le indicazioni europee, è probabile che qualcuna aumenti e altre calino, in una esplicita logica di neutralità sul gettito. E il catasto? Giù le mani dalla casa! Via le mani dalle tasche! No alle patrimoniali! Ma quanti ostentano tanta pettoruta disposizione alla tenzone lo sanno che le patrimoniali ci sono di già? Lo sanno che i loro amministratori locali, testé eletti, ne incassano una pure falsa, denominata Tari, che con la scusa della spazzatura tassa l’immobile? Le mani del fisco le abbiamo già in tasca e stanno ravanando sul fondo, grazie anche alle scelte fatte dagli odierni orripilati, sempre pronti ad aumentare le spese pubbliche correnti, ovvero la causa di quel raschiare sul fondo di case, tasche e ogni altro bene. Quel che nella delega fiscale si trova è l’intenzione di accatastare quel che non lo è. Chi usa immobili non accatastati, però, non è un contribuente tartassato, ma un evasore incallito. Solidarizziamo o lo accompagniamo al catasto? Poi c’è la questione dei valori, e qui la faccenda si fa curiosa, perché se un bene dico che vale 200 e lo tasso al 4% si dovrà pagare 8, mentre se ne vale 400 e lo tasso al 2 si pagherà… sempre 8. Per quale ragione sarebbe a favore del contribuente tenere valori falsi, anziché applicare aliquote ragionevoli? Tanto più che ci sono proprietari – oggi, qui, nel mondo che taluni difendono strenuamente – che pagano più di quel che dovrebbero, dato che la valutazione è spesso dimezzante, ma talora raddoppiante. Il presidente del Consiglio si mostra serafico: ci spiegheranno. Non sarà facile. Fate quello che certi ministri non hanno fatto: leggete il testo e provate a dissentire. Non sarà facile, anche perché c’è poco ed è generico. Diverso il discorso sull’applicazione della delega, ma qui siamo ancora lontani. La materia fiscale è delicatissima e meriterebbe serietà. Oltre a una buona dose di mea culpa politico, per avere alzato a dismisura, contemporaneamente: la pressione, la complicazione e i condoni per l’evasione. Allora, perché i galletti si sfidano in pomeridiani chicchirichì? Perché fuori da questa attività non riescono a distinguersi dalle ovaiole, salvo non produrre manco l’ova. A volerla vedere diversamente: “gallo canta tempo cambia”. Sarebbe anche ora.   di Davide Giacalone

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