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Ci serve un mining delle cripto che sia davvero sostenibile

Luglio 11, 2022

(Adnkronos) – Milano, 11/07/2022 – Criptovalute, Bitcoin e mining: non tutti padroneggiano questi concetti e questi nomi, generando a volte una confusione che può, però, trovare facilmente una soluzione. Se si è dunque interessati al mondo delle valute virtuali, è il caso di procedere facendo un’opportuna distinzione tra i concetti che riguardano questo mondo, per la maggior parte ancora da esplorare.

L’estrazione di bitcoin, che è ciò che viene definito mining, è un’operazione che si lega direttamente alla potenza di calcolo dei partecipanti alla rete, che desiderano aggiungere blocchi alla cosiddetta blockchain, in un’operazione che, per l’appunto, permette di avere un ritorno di parte della quantità di moneta virtuale generata. Ovviamente, maggiore è la potenza di calcolo investita nella rete, maggiore sarà il possibile ritorno, in termini di commissioni e di criptovaluta.

Fin qui, il processo sembra lineare: potenti CPU vengono messe al servizio dell’estrazione o mining di criptovalute e, tra queste, i bitcoin rappresentano sicuramente le più famose e diffuse. Il nodo da sciogliere, tuttavia, sta proprio nella prima parte dell’assunto, in cui le CPU e la potenza di calcolo necessarie per l’estrazione divorano, letteralmente, grandissime quantità di energia elettrica, generando dunque un impatto non indifferente sui consumi e sull’ecosistema.

La sensibilità green delle grandi personalità del mondo contemporaneo è stata profondamente toccata dal forte impatto che le operazioni di mining generano sull’ambiente: l’esempio di Elon Musk, che ha deciso di rifiutare i Bitcoin come valuta per l’acquisto di auto Tesla, troneggia su tutti. Di fatto, seguendo l’onda della maggior attenzione all’ambiente che sta caratterizzando l’economia, non si può ignorare il problema dell’impatto ambientale delle più possenti attività di mining. L’idea di un mining sostenibile sembra farla da padrona, ma la transizione non è certo immediata: il passaggio dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile non potrà che avviarsi dopo il 2030, come prevede l’attuale piano per la decarbonizzazione del settore.

Guardando alle alternative, alcune si profilano all’orizzonte. Se la prima opzione resta quella di comprare Bitcoin, non si può ignorare la posizione di alcuni paesi, quali il Kosovo, che stanno cercando di distanziarsi da questa moneta per limitare il dispendio di energia. I consumi del mining non sono indifferenti, visto che, una volta quantificati, potrebbero benissimo essere paragonati a quelli di una nazione intera, ma il dibattito sull’opportunità di queste operazioni è ancora aperto.

Gli addetti al settore delle criptovalute sono combattuti sull’argomento: di fatto, Musk e altri hanno giudicato i Bitcoin poco sostenibili, generando una spaccatura nella valutazione delle monete virtuali che ancora adesso tarda a sanarsi. Tuttavia, le posizioni sono fatte anche per essere cambiate e, forse proprio per questo, lo stesso Musk sta adottando un atteggiamento diverso, riammettendo i Bitcoin nell’alveo dei pagamenti possibili per le sue Tesla. La motivazione sembra risiedere proprio nella maggiore ecosostenibilità raggiunta dai Bitcoin, segno tangibile di un’evoluzione delle criptovalute verso forme di mining più green.

Il problema resta sempre la quantità di energia necessaria per risolvere ogni blocco da aggiungere alla blockchain: se la gran parte di questa energia è ricavata da fonti rinnovabili, forse l’impatto sull’ambiente delle operazioni di mining attuali può dirsi trascurabile, soprattutto se in paragone al quantitativo di risorse impiegato negli anni passati. I pareri in merito sono diversi: alcuni sottolineano il forte bisogno di energia necessario alla risoluzione dei singoli blocchi della blockchain, necessaria per il mining, parlando di consumi stratosferici; altri, invece, valorizzano la convenienza di un sistema che, in fondo, consumerebbe meno delle banche tradizionali.

Per quanto sia difficile stabilire dove sia la giusta misura, è certo che sia da attuare una transizione delle attività di mining verso forme di energia rinnovabile: al momento, il mining diretto sembra appannaggio soltanto di quei Paesi che hanno grandi quantità di energia e tecnici esperti in informatica, capaci di affrontare le blockchain in un modo in cui i computer domestici ormai non sono più in grado di fare.

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