Caso Deliveroo, il problema, le soluzioni e l’ipocrisia
Rider tra indignazione e realtà di salari bassi, in attesa delle indagini. La proposta: mance obbligatorie ed esentasse sul modello Usa
La vicenda Deliveroo e più in generale dei rider nelle nostre città è una delle più delicate e controversie che si possa affrontare. Perché è facilissimo lasciarsi trasportare da sentimenti più che comprensibili, da una generica comprensione delle pessime condizioni di lavoro di questi ragazzi (e non solo ragazzi…), non di rado dipinti come schiavi del III millennio.
A esprimersi con estrema durezza, profonda e sincera indignazione sono ovviamente molti di coloro che poi – e non c’è nulla di male! – usufruiscono dei servizi garantiti proprio dalle consegne a domicilio. Non solo di cibo, perché il ragionamento andrebbe esteso a tutti i fattorini e corrieri che affollano le nostre strade.
In questo schema, le grandi aziende titolari dei servizi stessi – multinazionali – vengono dipinte come delle affamatrici di persone pronte a fare qualsiasi lavoro.
Efficace di suo, soprattutto in ottica social, ma del tutto inutile se si vuole provare ad affrontare il problema con una sia pur remota idea di soluzioni.
Ci sono delle indagini in corso a Milano e aspettiamo di capire con quali esiti, nel frattempo evitando le posture più comode e il luogocomunismo, facciamo notare che piaccia o non piaccia stiamo parlando di lavori a bassissimo valore aggiunto. Pertanto, è pura ipocrisia pensare di poter aumentare (magari de iure) lo stipendio ai rider, prescindendo dal tipo di lavoro che fanno.
Fermo restando che qualsiasi forma di sfruttamento, mobbing o peggio è del tutto intollerabile, ci sono lavori che per quanto ci si possa sforzare pagheremo sempre poco. Guarda un po’, esattamente tutti quei lavori che gli italiani non fanno più e che abbiamo appaltato agli immigrati.
Sempre in attesa di capire dove sfoceranno le inchieste, avanzo una modesta proposta: lavorare sulle mance e rifarsi al modello americano. Questa stessa tipologia di lavori, a cominciare da quello di cameriere, negli Usa è di fatto pagata attraverso le mance dei clienti. Istituzionalizzate e soprattutto esentasse. Dollari che finiscono dritti nella tasca del lavoratore, puliti e finiti.
Da noi, la mancia – anche quella che lasciamo attraverso le app dei vari servizi di consegna – è tassata e molti non la lasciano.
La renderei obbligatoria in una percentuale minima da definire e avvierei un iter per renderla esentasse.
All’obiezione: “Così si scarica sul cliente finale parte del costo del servizio, mentre la multinazionale brutta, sporca e cattiva continua a guadagnare troppo”, oppongo parte del ragionamento di cui sopra: non possiamo pretendere la moglie ubriaca e la botte piena, come avrebbero detto i nostri nonni.
Ci piacciono questi servizi, ma non li vogliamo pagare. Ci riserviamo il diritto morale di pulirci la coscienza e dire che è tutto uno scandalo, che stiamo schiavizzando le persone, ma se siamo noi a dover tirar fuori qualche euro di mancia, cominciamo a diventare stranamente sospettosi e insofferenti. Che insopportabile ipocrisia.
Di Fulvio Giuliani
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