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Ue: Tributaristi, futuro quadro europeo interoperabilità servizi pubblici digitali deve fornire orientamenti chiari

8 Luglio 2026

Roma, 8 lug. (Adnkronos/Labitalia) – Il presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (Int), Riccardo Alemanno, ha partecipato alla consultazione pubblica della Commissione europea sulla revisione del Quadro europeo di interoperabilità (Qei) dei servizi pubblici digitali transfrontalieri e intersettoriali. “I professionisti del settore tributario rappresentano un pilastro fondamentale nell’intermediazione tra il tessuto imprenditoriale, composto prevalentemente da pmi, e la Pubblica amministrazione”, ha dichiarato Alemanno, che ha precisato: “Di conseguenza, i limiti strutturali dell’attuale impianto di digitalizzazione ricadono direttamente sulla loro operatività quotidiana e sulla competitività delle imprese assistite”.

Continua l’attenzione dell’Int alle problematiche di imprese e professionisti anche in ambito europeo. Nel dettaglio, sono tre i punti chiave dell’iniziativa, declinati secondo le esigenze e la prospettiva della categoria professionale. Il primo è il superamento della frammentazione locale e semplificazione procedurale. Il documento evidenzia come la diffusione disomogenea dell’interoperabilità generi inefficienza, complessità e costi procedurali, con un’adeguata interoperabilità, tutto ciò sarebbe fortemente ridotto.

Per un tributarista, questa frammentazione si traduce in maggiori difficoltà operative. Esiste un marcato divario all’interno delle pubbliche amministrazioni nazionali sia centrali che territoriali. Ad esempio nella gestione della fiscalità locale spesso, la mancanza di interoperabilità delle piattaforme digitali, obbliga i professionisti a confrontarsi con standard differenti per ogni singolo ente locale. È prioritario che il nuovo Qei trasformi l’interoperabilità in una caratteristica strutturale e non in una serie di iniziative tecniche isolate, garantendo il riutilizzo di soluzioni e modelli digitali in tutti i livelli amministrativi (europeo, nazionale, regionale e locale).

Il secondo punto è l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale e sovranità dei dati. La svolta verso un’interoperabilità ‘pronta per l’Ia’ e l’integrazione delle tecnologie emergenti aprono scenari cruciali per la consulenza tributaria e per l’attività dei soggetti produttivi. Un sistema pronto per l’Ia consentirebbe una precompilazione e un controllo automatizzato e transfrontaliero dei dati fiscali e finanziari estremamente più fluido, riducendo i margini di errore. Sovranità e standard aperti: per i professionisti della legge 4/2013, la tutela della privacy e la sicurezza dei dati sensibili dei clienti sono requisiti previsti da precisi obblighi normativi. L’orientamento del riesame verso ecosistemi digitali, basati su standard aperti e soluzioni open source, insieme al rafforzamento del controllo sui dati garantirebbe trasparenza.

Il terzo punto è l’impatto economico e riduzione dei costi di conformità. La stima di risparmi per le imprese compresi tra 5,7 e 19,2 miliardi di euro derivanti dall’interoperabilità transfrontaliera evidenzia la reale possibilità di riduzione degli oneri amministrativi e dei costi gestionali. Abbattere queste barriere, oltre alle precedentemente indicate riduzioni di oneri e costi, permetterebbe al tributarista di focalizzare la propria attività sulla consulenza strategica e sulla pianificazione fiscale, piuttosto che sul mero superamento di ostacoli burocratici e tecnologici transfrontalieri.

“Si ritiene che il futuro quadro europeo di interoperabilità debba fornire orientamenti operativi chiari, standardizzando i canali di trasmissione dei dati fiscali e finanziari, coinvolgendo stabilmente le associazioni di rappresentanza di professionisti nella governance e nei progetti di interoperabilità, in quanto reali utenti intermediari dei servizi digitali. Il passaggio da un approccio volontario e basato su progetti specifici a un ecosistema europeo integrato ‘interoperabile fin dalla progettazione’ è la chiave per liberare la competitività e la capacità di innovazione delle imprese assistite”, conclude l’Int.

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