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Welfare: nel 2022 nove imprese su dieci pronte a incrementare i benefit

Febbraio 8, 2022

Milano, 8 feb. (Labitalia) – Le nuove esigenze dei dipendenti e le politiche di sostenibilità e digitalizzazione cambiano le strategie welfare per il 2022. L’86% delle aziende sono infatti pronte ad aumentare gli investimenti sui benefit, per un mercato che entro il 2025 supererà i 14,6 miliardi di dollari: “È un trend globale che coinvolge migliaia di imprese, per questo occorre rinnovarsi sotto tutti i punti di vista”, afferma Florent Lambert, Ceo di Sodexo Benefits & Rewards Services Italia. Le tendenze in questo settore riflettono le nuove necessità dei lavoratori: il benessere emotivo (86%) diventa prioritario davanti a quello fisico (68%) e finanziario (67%).

Il mercato del lavoro sta vivendo una rapida trasformazione e i benefit aziendali rappresentano sempre di più un punto fermo all’interno di uno scenario in continua evoluzione. Se, da una parte, la pandemia ha fatto emergere nuove necessità, nuovi bisogni e nuove richieste da parte dei dipendenti, dall’altra le aziende non sono state a guardare: secondo, infatti, una ricerca della società di consulenza americana Forrester, ripresa dalla testata specializzata HRo Today, l’86% delle imprese è pronta a potenziare i propri programmi di welfare aziendale nel prossimo anno per cercare di soddisfare le richieste in evoluzione dei lavoratori.

“Le aziende stanno recependo questo cambiamento verso sostenibilità e digitalizzazione implementando i loro programmi welfare per garantire la soddisfazione dei propri collaboratori e, quindi, la loro lealtà ed efficienza all’interno del workplace”, spiega Lambert. Questa necessità di cambiamento viene confermata anche da un recente report di Technavio che evidenzia come il mercato globale dei buoni pasto e dei benefit aziendali registrerà un incremento notevole nel corso dei prossimi anni, superando quota 14,6 miliardi di dollari entro il 2025 con un tasso annuo di crescita composto vicino al 4%.

Una crescita globale certificata anche dalla Cnbc, secondo cui negli Usa, a partire da quest’anno, si verificherà il più grande aumento di sempre in termini di buoni alimentari: è prevista, infatti, una crescita media del 25% rispetto ai livelli pre-pandemia. Anche in questo settore la digitalizzazione dei servizi di benefit sta cambiando il mercato in modo radicale: la rivista specializzata Hr World concentra la propria attenzione sull’utilizzo dei mezzi tecnologici per aumentare l’engagement dei dipendenti, soprattutto, quelli in smart working.

“Il futuro del lavoro, così come quello dei benefit aziendali, sarà sempre più ‘digital related’: è una tendenza incontrovertibile soprattutto nel mondo post Covid-19 dato che le aziende stanno ideando formule di collaborazione sempre più agili e rivolte al ‘work-life balance’ -prosegue Florent Lambert-. Tra i servizi maggiormente richiesti dai singoli collaboratori non manca la possibilità di apprendere e coltivare nuove conoscenze: le aziende, sotto questo punto di vista, possono introdurre nuovi strumenti e tecnologie per avvicinarsi alle necessità dei singoli professionisti. Soddisfare la propria forza lavoro consente poi ai leader d’impresa di avere in gestione dei collaboratori maggiormente coinvolti, formati e, soprattutto, produttivi”.

Si evolve il mondo del lavoro e cambiano anche le richieste dei dipendenti sui benefit: secondo un sondaggio annuale del magazine americano Human Resource Executive che ha coinvolto 3.642 datori di lavoro in tutto il mondo, oltre due terzi dei leader d’impresa (il 69%) prevede di differenziare e personalizzare i propri programmi di welfare aziendale nei prossimi due anni. Questa tendenza al rinnovamento deriva dal fatto che solo il 51% dei capi d’azienda ritiene soddisfacenti i propri programmi in quest’area. Restando sulla stessa lunghezza d’onda innovativa, l’86% dei datori di lavoro cita il benessere emotivo dei dipendenti come benefit prioritario da inserire nei propri programmi entro i prossimi due anni, seguono il benessere fisico (68%) e quello finanziario (67%). “Un altro fattore che possiamo riscontrare in continuo aumento è la necessità di flessibilità. La scelta è sempre stata un fattore insostituibile nei benefit per i dipendenti ma sulla scia della pandemia quest’ultimi apprezzano ancora di più tale libertà”, conclude Florent Lambert.

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