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Agostiniani (Sip): “Su indice fertilità agire con incentivi economici e servizi”

18 Giugno 2026

Roma, 18 giu. (Adnkronos) – Perché nascono sempre meno bambini? “Fondamentalmente per due motivi. Il primo, ed è il più importante, è una riduzione marcata delle donne in età fertile, conseguenza della riduzione delle nascite che si è avuta nel nostro Paese dal 1975 in poi. La riduzione è stata molto forte: meno donne significa meno bambini. C’è stato un leggero incremento delle nascite tra il 1995 e il 2008, legato ai fenomeni migratori, ma anche questo effetto si è poi ridotto. Il secondo motivo è che si fanno pochi bambini per ciascuna donna: il nostro indice di fertilità è sceso a 1,4 figli per donna ed è in continuo calo. Su questo si può realmente incidere sia attraverso incentivi economici, come hanno fatto e stanno facendo altri Paesi, sia, soprattutto, attraverso servizi per la prima infanzia. Questa è la strategia che funziona di più ed è quella adottata dai Paesi scandinavi: offrire servizi che permettano di conciliare la scelta di avere figli con la possibilità di accudirli nel percorso di crescita”. Lo ha detto Rino Agostiniani, presidente Sip-Società italiana pediatria, nel suo intervento al dibattito ‘La demografia cambia la società’, organizzato oggi da Adnkronos, a Palazzo dell’Informazione a Roma

Sugli effetti dell’uso precoce e prolungato degli schermi di smartphone e tablet e le conseguenze sulla salute, “come Società italiana di pediatria abbiamo analizzato la letteratura esistente – spiega Agostiniani – I dati sono molto forti: questa modalità, sempre più diffusa ha ripercussioni sui tempi di acquisizione del linguaggio e sullo sviluppo del cervello. Faccio spesso il paragone con un muscolo: se alleno sempre lo stesso muscolo, quello si sviluppa più di altri. Lo stesso vale per la corteccia cerebrale. Se invece di abituare il bambino alla relazione – guardarsi negli occhi, osservare le espressioni degli adulti – lo abituiamo allo schermo, attiviamo aree cerebrali che saranno meno utili per il suo sviluppo futuro. Quindi il danno che si crea quando questi strumenti vengono usati come ‘pacificatori’ per calmare il bambino – ad esempio quando si è a cena fuori, ma non solo – è rilevante, e non c’è ancora una reale consapevolezza da parte dei genitori. Per questo siamo molto impegnati come Sip e stiamo lavorando insieme a Terre des Hommes, un’associazione attiva nella tutela dell’infanzia, per elaborare una proposta di legge che limiti l’utilizzo degli strumenti digitali nei primi 36 mesi di vita. Questa fascia d’età è estremamente critica, anche più di quella adolescenziale”.

Sulla proposta della Gran Bretagna di fissare a 16 anni l’accesso ai social Agostiniani osserva che “il divieto è uno strumento forte. È importante per dire: ‘attenzione, questa cosa è pericolosa’. È chiaro però che il divieto da solo non funziona, perché deve essere accompagnato da una progettualità di educazione al digitale che deve partire fin da piccoli, anche in ambito scolastico. I genitori sono la prima categoria da sensibilizzare – rimarca l’esperto – Non è pensabile dire a un ragazzo ‘non usare il cellulare dopo cena’ se poi il genitore stesso lo usa continuamente. Quindi – conclude – ben vengano i divieti, ma devono essere accompagnati da alternative: il cellulare non si usa perché esistono attività più stimolanti e gratificanti. Se ci limitiamo a dire ‘questo non si fa’, senza costruire altro, non funziona”.

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