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Bce: Fitch, Tpi può ridurre rischi sostenibilità debito ma non mette tetto a rendimenti

Agosto 3, 2022

Roma, 3 ago. – (Adnkronos) – I dettagli sul Tpi, il nuovo strumento anti-frammentazione della Bce, sembrano confermare “l’opinione iniziale che potrebbe ridurre i rischi per la sostenibilità del debito” in una fase di aumento dei tassi: tuttavia, spiega l’agenzia Fitch in un commento, questo ‘scudo’ non indica “un tetto per i rating sovrani”. Per questo, si sottolinea, “prevediamo che i rendimenti obbligazionari nel periodo 2022-24 saranno ancora molto più elevati rispetto al periodo dal 2015. Ciò si tradurrà in pagamenti di interessi più elevati nel tempo, aumentando le tensioni fiscali nei titoli sovrani ad alto debito della zona euro” come quelli italiani.

Il TPI – ricorda Fitch – “non è l’unico strumento della BCE per affrontare i rischi di frammentazione”, visto che “la prima linea di difesa è il reinvestimento flessibile dei rimborsi del Pandemic Emergency Purchase Program (PEPP)” accompagnato dal programma Outright Monetary Transactions (OMT), finora mai attivato. E – si sottolinea – “riteniamo che i paesi della zona euro abbiano un forte incentivo a evitare l’attivazione dell’OMT poiché è collegata a un programma del meccanismo europeo di stabilità che prevede condizioni rigorose”.

Per il Tpi – si ricorda – “l’entità degli acquisti dipenderebbe dalla gravità dei rischi di trasmissione e non è vincolata ex ante e ciò da alla Bce un’ampia discrezionalità sui potenziali interventi”. Restano però secondo Fitch “possibili ostacoli legali” in quanto si potrebbe considerarre questi interventi come una “violazione delle regole della Bce che vietano il finanziamento monetario dei disavanzi fiscali”. In generale, spiega Fitch “riteniamo che il Tpi resti mirato a evitare il livello di frammentazione visto, ad esempio, nel 2011-2012 o nel marzo 2020. Come affermato a giugno, ciò dovrebbe ridurre il rischio che forti incrementi degli oneri finanziari influiscano negativamente sulla dinamica del debito nei paesi fortemente indebitati sovrani della zona euro, come Italia e Spagna”.

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