**Bce:stime 2026 riviste per impatto guerra, inflazione su all’1,6% crescita tagliata a +0,9%**
Roma, 19 mar. – (Adnkronos) – Lo scenario di incertezza aperto dall’attacco contro l’Iran spinge la Bce a rivedere in peggio le stime per l’anno in corso. Infatti le nuove stime degli esperti della Bce (diffuse al termine della riunione del Consiglio direttivo) che “includono, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino all’11 marzo, una data di chiusura posticipata rispetto al consueto” vedono per il 2026 una inflazione in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. L’inflazione ‘core’ al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all’inflazione al netto di energia e alimentari.
Sul fronte Pil la Bce spiega che gli esperti si attendono una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.
Inoltre, continua la nota – “in linea con l’impegno previsto dalla strategia di politica monetaria del Consiglio direttivo di integrare rischi e incertezze nel processo decisionale, i nostri esperti hanno analizzato come la guerra in Medio Oriente potrebbe influire su crescita e inflazione, sulla base di alcuni scenari alternativi formulati a scopo illustrativo”. In una di queste ipotesti “un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l’inflazione a medio termine dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente”.
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