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Ddl caregiver: Ciani, ‘bene riconoscimento ma senza risorse si umiliano le persone’

13 Gennaio 2026

Roma, 13 gen (Adnkronos) – “Sono il primo firmatario di una delle proposte di legge in discussione alla Camera sui Caregiver familiari e da anni mi occupo di questo: è chiaro che il via libera del Consiglio dei ministri a una norma sui caregiver familiari è un riconoscimento che non va sottovalutato. Ma da solo, non basta. Per prendere sul serio i caregiver familiari bisogna fare una scelta chiara: investire risorse economiche vere, ‘metterci i soldi’”. Lo dice il deputato Paolo Ciani, segretario di Demos – Democrazia solidale.

“Il provvedimento stanzia 257 milioni di euro a partire dal prossimo anno. Una cifra largamente insufficiente se confrontata con la platea e i bisogni reali di chi si prende cura quotidianamente di un familiare non autosufficiente -prosegue Ciani-. La proposta di legge di cui sono primo firmatario prevedeva 940 milioni di euro all’anno. Non per generosità astratta, ma per la dimensione reale dell’impegno richiesto allo Stato se vuole riconoscere e sostenere davvero questo lavoro di cura, che oggi regge in silenzio una parte enorme del nostro welfare”.

“C’è poi un secondo elemento di metodo che non può essere ignorato. Al momento non esiste ancora un testo condiviso con il Parlamento: stiamo commentando per ora comunicati stampa del Governo, non una norma compiuta. È evidente che il confronto parlamentare sarà decisivo: solo lì si potrà valutare nel dettaglio l’impianto della misura, le platee coinvolte, i criteri di accesso e le tutele previste”, dice ancora Ciani.

(Adnkronos) – “Riconoscere i caregiver familiari è doveroso, ma bisogna evitare di umiliarli una seconda volta. Dopo anni di attesa, vincolare il riconoscimento a soglie reddituali e ISEE particolarmente restrittive rischia di escludere molte persone che oggi garantiscono assistenza continuativa, rinunciando spesso al lavoro, alla salute e a una vita sociale. Infine, è fondamentale fare chiarezza anche sul piano concettuale. Nel dibattito pubblico non si devono confondere i caregiver familiari con le figure professionali che operano nell’assistenza domiciliare”, sottolinea Ciani.

“I caregiver familiari non sono operatori sociosanitari: sono mogli, mariti, figli, genitori, compagni, che si fanno carico della cura senza tutele, senza orari, senza sostegni adeguati. Mischiare questi piani significa non riconoscere la specificità – e la fatica – di questa condizione. Il Parlamento ha ora la responsabilità di migliorare il testo, rafforzarlo nelle risorse e renderlo davvero all’altezza delle aspettative. I caregiver familiari non chiedono medaglie: chiedono diritti, dignità e strumenti concreti per continuare a prendersi cura delle persone che amano”, conclude.

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