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Fii, Bonomi: “In Europa i capitali ci sono, serve un cambio di attitudine”

19 Giugno 2026

(Adnkronos) – Gli 800 miliardi di investimenti indicati dal piano Draghi per rilanciare la competitività europea possono sembrare molti, ma il vero problema non è la mancanza di capitali. È la capacità di usarli. A dirlo, durante la diretta Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, è Andrea Bonomi, chairman di Investindustrial.

“Sembrano tanti quei capitali, ma in verità ci sono”, osserva Bonomi. Il continente, secondo il chairman di Investindustrial, ha bisogno soprattutto di “un cambio di attitudine”, di “un cambio di regolamentazione” e di una maggiore capacità di pianificazione. Il paragone è con i Paesi del Golfo: “Gli arabi hanno un piano che si chiama vision plan e noi abbiamo degli studi. Adesso bisogna passare dagli studi all’implementazione”.

Investindustrial ha già investito in Arabia Saudita, in particolare nel settore alimentare. Per Riyad, spiega Bonomi, la food security è un tema cruciale. L’operazione citata riguarda l’acquisizione di un leader nel ketchup, inserito in una piattaforma food già di dimensioni tali da permettere nuove operazioni nel mercato saudita. La parola chiave, anche qui, è scala: rendere le aziende abbastanza grandi da competere e crescere sui mercati globali.

Bonomi interviene anche sul tema delle quotazioni italiane e del ricorso sempre più frequente al mercato americano da parte delle nuove aziende tecnologiche. “Gli Stati Uniti hanno un mercato dei capitali molto più forte del nostro”, riconosce. Ma questo non significa che l’Europa sia condannata a restare indietro. Serve, piuttosto, recuperare una diversa visione della borsa: “La borsa non è una fine, ma un inizio di costruire qualcosa”.

Gli interventi sul Tuf e sulla regolamentazione vengono giudicati “passi nella buona direzione”, ma non sufficienti se non accompagnati da un’attitudine più favorevole agli imprenditori. “I governi devono continuare, e lo stanno facendo, ma devono accelerare”, afferma Bonomi. L’Europa, conclude, deve ritrovare “il coraggio che c’era dopo la guerra o negli anni ’50”, quando si costruivano impianti, industrie e infrastrutture. Oggi la sfida è tornare a costruire, ma con impianti e metodologie più moderne.

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