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Fondazione Magna Grecia presenta all’Onu rapporto su ‘Mafia e Cyber Crime’

8 Aprile 2024

Roma, 8 apr. – (Adnkronos) – Per la seconda volta dopo quasi un anno, la Fondazione Magna Grecia offre uno spunto di riflessione importante per la lotta alla criminalità organizzata ai tempi dei social network. E lo fa in un luogo che è un grande simbolo per la difesa dei diritti: le Nazioni Unite. È proprio nel Palazzo di Vetro dell’Onu infatti che ieri la Fondazione Magna Grecia ha presentato il nuovo Rapporto sul Cybercrime da cui emerge il volto di una mafia che si muove velocemente nel dark web, creando veri e propri imperi virtuali (che corrispondo a imperi reali), contro istituzioni che ancora arrancano e sono molto indietro, l’Italia in primis, nel contrasto all’uso delle nuove tecnologie.

All’evento, dal titolo “Le sfide imposte dalla criminalità organizzata nell’era dell’intelligenza artificiale e di internet”, promossa dalla Fondazione Magna Grecia, in collaborazione con la Rappresentanza Permanente d’Italia alle Nazioni Unite, hanno partecipato oltre al presidente della Fondazione Nino Foti, Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli; Antonio Nicaso, esperto accademico di criminalità organizzata alla Queen’s University in Canada; Ronald J. Clark, CEO di Spartan Strategy & Risk Management e anche vice sottosegretario per la Protezione Nazionale presso il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti; Arthur J. Gajarsa, giudice della Corte d’Appello del Circuito Federale degli Stati Uniti (Ret); Antonello Colosimo, presidente della Corte dei Conti della Regione Umbria; Saverio Romano, parlamentare italiano e presidente della Commissione per le semplificazioni e Giorgio Silli, Sottosegretario agli Esteri.

La Fondazione Magna Grecia, che quest’anno celebra i 40 anni dalla sua nascita, da diverso tempo porta avanti numerosi studi con l’obiettivo di indagare la rappresentazione delle organizzazioni mafiose nel mondo digitale e la portata che tale rappresentazione ha, con il suo impatto, soprattutto sui giovani. Nell’ambito di questa attività di ricerca nel maggio del 2023 ha presentato il Rapporto sull’influenza delle mafie e delle altre forme di criminalità organizzata sulle piattaforme social come Instagram, TikTok, Facebook.

“Abbiamo sentito l’esigenza di predisporre un secondo Rapporto che si concentrasse su mafie e criminalità informatica – ha detto Nino Foti – Dallo studio è emerso che le mafie operano digitalmente in modo strutturato, strategico e coordinato, tanto che esistono delle correlazioni tra riciclaggio di denaro, criminalità informatica, cripto-asset e corruzione”. Non solo: “la sicurezza informatica, oggi come oggi, deve considerare i rischi militari e geopolitici ma anche la minaccia rappresentata dalle organizzazioni criminali strutturate”, ha aggiunto Foti.

Del resto le mafie si muovono velocemente mentre le istituzioni rimangono indietro nel contrasto all’uso delle nuove tecnologie. “All’’interno del darkweb, le organizzazioni criminali sono in grado di fare transazioni per tonnellate di cocaina, armi da guerra, prostituzione; commerciano in oro, comprano isole… – ha detto Nicola Gratteri – l’Italia negli ultimi dieci anni ha fatto addirittura passi indietro rispetto a Paesi come Germania, Olanda e Belgio che ora devono aiutarci”. Nelle forze dell’ordine italiane infatti “mancano del tutto giovani ingegneri in grado di dare quella spinta di cui il nostro sistema ha bisogno nella lotta alla mafia rispetto alla quale stiamo perdendo troppo tempo e tanto campo”.

Il Procuratore di Napoli ha spiegato che oggi la criminalità non conta più sul pizzo, business ormai da “morti di fame”. Gratteri ha fornito qualche esempio: “Ho visto una famiglia della ndrangheta ha assoldato degli hacker tedeschi e rumeni per fare transazioni finanziarie nell’arco di 20 minuti in banche che si trovavano in tre continenti diversi. A Napoli, la camorra è stata in grado di costruire una banca online che ha riciclato qualcosa come tre miliardi e 600 milioni di euro, di cui siamo riusciti a sequestrane solo due”. Secondo Gratteri non esiste una seria lotta alla mafia che non coinvolga l’Onu, perché il problema è pandemico e ha bisogno di soluzioni pandemiche.

Di una “organizzazione criminale ibrida, in bilico tra la realtà analogica e la virtualità digitale”, ha parlato Antonio Nicaso, curatore del rapporto con Walter Rauti, che ha spiegato come “per comprendere pienamente oggi la criminalità organizzata dobbiamo svecchiare l’idea che abbiamo di capitale sociale. Che non è fatto più da avvocati, broker, commercialisti, che sono stati funzionali alle logiche di investimento delle mafie in passato, ma da broker, pirati informatici e drug designer”.

Nicaso inoltre ha messo in guardia dal pericolo che le mafie saranno in grado di utilizzare anche i “droni per uccidere”. È fondamentale, per la Fondazione Magna Grecia, fornire strumenti per interpretare e comprendere questa nuova interazione tra la dimensione reale e quella virtuale della criminalità organizzata e la quantità di informazioni prodotte su questo argomento nei media. L’informatica, l’ascesa dell’intelligenza artificiale e la preponderanza degli algoritmi hanno un impatto importante sulla società e sull’economia globale, colonizzando le attività sociali, l’istruzione, la politica, la sanità e la giustizia. E influenzando scelte, azioni e relazioni. Di conseguenza, la produzione di pensieri, opinioni e idee risulta fortemente orientata da simboli legati alle narrazioni mafiose e ai valori che propagano, visibili al mondo intero, che contribuiscono al “deposito di pregiudizi” soprattutto nei confronti del Sud Italia. Chi si occupa di studio e ricerca sulla cultura, sulla sua tutela, rigenerazione e diffusione non può non tenere conto di questo aspetto.

“È essenziale lavorare instancabilmente per ripristinare il ruolo dinamico della cultura, come catalizzatore dello sviluppo personale e collettivo. Così facendo saremo in grado di salvaguardare i nostri figli e le nostre figlie, evitando che siano preda delle narrazioni digitali criminali. Ecco perché abbiamo fatto del nostro meglio per dare vita a questo progetto di ricerca”, ha concluso Nino Foti.

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