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Ia: Giuli, ‘cultura unico strumento perchè pace torni centrale’

30 Gennaio 2026

Roma, 30 gen. (Adnkronos) – “Considero l’Italia una superpotenza culturale ma sottosviluppata ancora ed estenderei il concetto all’Europa. Se non ci rendiamo conto di questo, tutto il nostro ecosistema culturale, tutti i nostri successi vengono meno”. Lo ha affermato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenendo nell’Auletta dei Gruppi al convegno ‘7th Soft power conference-Soft power e intelligenza artificiale: migliorare l’informazione, contrastare la disinformazione”, organizzato dal Soft power Club presieduto da Francesco Rutelli.

“Io sostengo -ha aggiunto l’esponente dell’Esecutivo- che più alto è il coefficiente di cultura e più bassa è la possibilità che si tolga la sicura alle armi. E su questo ci troviamo perfettamente d’accordo con i nostri amici, con i nostri alleati. Quindi parlare di difesa della cultura significa parlare di cultura della difesa, intesa come ricerca scientifica, tecnologica, condivisione come necessità di descrivere dopo il famoso nomos della terra di schmittiana memoria un nomos del cielo. Italia, Francia e Germania hanno compreso, al di là dalle differenze politiche, al di là dalle differenze di coloritura dei rispettivi Governi, che ci sono delle necessità impellenti, urgenti che bussano alla nostra porta”.

“L’intelligenza artificiale -ha detto ancora Giuli- non è qualcosa che ci sta di fronte, è qualcosa in cui siamo immersi completamente e forse i nostri figli i nostri nipoti hanno il diritto di godere del beneficio di una nostra elaborazione teorica e di una nostra azione pratica in relazione a ciò che non soltanto li aspetta, ma a ciò che già sta caratterizzando la loro formazione strutturale, psicologica, caratteriale”.

“In questo, naturalmente, non posso non immaginare una visione di grande spazio globale in cui il soft power diventa strumento non soltanto di autorappresentazione europea ma di visione unitaria euro-africana”.

“La nostra missione ha un senso soltanto se non è espressione di un governo soltanto, se non è espressione di un’istituzione soltanto, deve essere espressione di un dialogo continuo tra chi fa l’intrapresa privata e la pone al servizio del benessere collettivo, tra chi dialoga con tutte le confessioni all’interno di una struttura che può farlo perché è laica ed è laica perché lo fa”.

“E con chi, come Francesco Rutelli e come poche altre preziose persone che ho conosciuto in Europa e nel mondo, sanno perfettamente che la politica non basta a se stessa e deve mettersi al servizio della società civile che libera l’intelligenza e la luce del sapere e sa perfettamente collegare la propria luce, la propria intelligenza e la propria buona volontà con quella di chiunque sia disposto ad accoglierla nell’agorà globale chiamata cultura. E che è l’unico, l’unico strumento -ha concluso Giuli- affinché la parola pace torni centrale nel discorso pubblico attraverso verità e giustizia”.

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