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Imprese, Rixi: “Tra Paesi in cui investire c’è la Turchia”

8 Luglio 2026

Manduria, 8 lug. (Adnkronos) – Tra i Paesi in cui l’Italia può investire “ce ne sono alcuni che sono strutturalmente, geograficamente e storicamente crocevia delle merci. La Turchia lo è, lo è perché ha sempre unito l’Asia minore con il Mediterraneo, ha connesso già ai tempi delle Repubbliche marinare la famosa Via della Seta con il Mediterraneo, oggi torna a essere elemento essenziale riconosciuto a livello internazionale come terra cerniera tra il Mar Nero, il Mar Mediterraneo, il Medioriente e anche l’Oceano Indiano”. Lo ha detto Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, a margine di ‘L’impatto degli scenari geopolitici sulla logistica e sulle filiere industriali’, l’appuntamento ospitato nella masseria Li Reni a Manduria, in provincia di Taranto, e organizzato da Alis, l’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile. “Poi c’è l’Egitto che sicuramente in questo momento è un mercato crescente – ha continuato – anche lì si sta infrastrutturando non solo per Suez, ma anche per investimenti importanti di carattere ferroviario che consentiranno dall’Egitto di poter raggiungere anche le nazioni Centro e Sud africane e poi ovviamente per l’Italia sono partner strategici i Paesi più vicini, come la Tunisia, la Libia e tutta la parte del Maghreb”.

“Abbiamo anche da riscoprire rotte non solo per l’India ma anche per il Sudamerica – ha proseguito Rixi, dove abbiamo scambi commerciali relativamente bassi e dove, invece, si potrebbe investire anche con la presenza di grandissime comunità italiane in quei Paesi che hanno creato tessuti industriali importanti e una nuova connettività”. Secondo il viceministro, l’Italia “deve avere la mentalità di un Paese aperto che deve tornare a fare quello che facevano i nostri padri: rimboccarsi le maniche e andare a trovare la ricchezza in giro per il mondo e portarla nel Paese. Questo è l’obiettivo e credo che il mare su questo sia un grande strumento di coordinamento. La fortuna di avere una capacità logistica e armatoriale unica a livello europeo – ha proseguito Rixi – ci consente di poter affrontare sfide che altri Paesi invece subiscono”.

“L’Italia ha una grande opportunità di creare nuove rotte commerciali che prima con i mercati chiusi non aveva. Oggi abbiamo una centralità del Mediterraneo che non è solo una centralità geografica e dobbiamo saperla sfruttare meglio. Il Mezzogiorno si trova nel punto giusto, bisogna infrastrutturarlo – ha continuato -. Gli investimenti anche terrestri sulle grandi infrastrutture, soprattutto sulle dorsali ferroviarie, sono fondamentali per consentire ai porti del Sud di essere ricettivi così come alcune norme, tipo la Zes, che consentono di aumentare la capacità del Mezzogiorno anche di sistemi produttivi manifatturieri, servono per rilanciare gli scali”.

“Per noi è fondamentale – ha proseguito il viceministro – e vuol dire avere una visione complessiva per collegare gli scali e creare delle reti di trasporto sul continente e dall’altra parte una proiezione estera che vuol dire avere nuovi rapporti con i Paesi del Mediterraneo sia a Oriente sia nel Mediterraneo centrale, ma anche fuori dal Mediterraneo, perché i porti, si è dimostrato nelle attuali crisi, non collegano punto punto ma collegano il singolo porto a tutti gli altri porti del mondo. Per noi, quindi, è fondamentale come grande Paese manifatturiero, grande importatore e grande esportatore di prodotti e di materie prime, aumentare la nostra capacità marittima”, ha evidenziato il viceministro delle Infrastrutture, sottolineando che “negli anni lo Stato italiano in particolare ha investito poco sul mare. Lo hanno fatto molto le aziende private, abbiamo un grandissimo know how dalla cantieristica all’armamento, alle compagnie. Oggi c’è da fare sistema Italia ossia un obiettivo comune di essere la prima Nazione marittima a livello continentale”.

“Noi dobbiamo iniziare a giocare un gioco diverso che vuol dire diventare una grande potenza marittima a livello internazionale e credo che l’Italia lo sia per i numeri, non solo sull’armamento, ma anche per il riconoscimento internazionale. E lo siamo per posizione strategica. Ogni volta che apre un porto in un Paese, ad esempio sull’Egitto, nell’anno successivo gli scambi commerciali da quel Paese alla Cina aumentano del 10% – ha evidenziato -, vuol dire che diminuiscono del 10% nei confronti del restante parte della mondo. Quindi, andare a creare anche dei sistemi in cui lo Stato italiano accompagni il proprio operatore, lo supporti e condivida gli obiettivi di sviluppo e, soprattutto, il fatto di aggredire i nuovi mercati e di proiettare una società oltremare”.

“Esattamente il contrario di quello che avveniva in passato quando avevamo pressione, diciamo di stranieri, per prendersi i nostri porti – ha concluso il viceministro -. Dobbiamo crederci come Paese, soprattutto per lanciare un Mezzogiorno d’Italia che può crescere moltissimo nei prossimi anni se si investe sulla sua capacità marittima”.

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