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Malattia di Crohn, gastroenterologo D’Amico: “Solo 10% pazienti sa di dieta mirata”

9 Febbraio 2026

Roma, 9 feb. (Adnkronos Salute) – “Solo il 10% di pazienti” con malattia di Crohn “conosce la dieta di esclusione e solo una piccola percentuale la segue. Molto spesso non sanno cosa mangiare, fanno le diete più disparate e, a volte, diete di eliminazione non controllate che possono peggiorare lo stato di malnutrizione, quindi inficiare anche quello che è il decorso clinico”. Così Ferdinando D’Amico, gastroenterologo dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, commenta i risultati della survey realizzata nel centro lombardo per valutare il ruolo della dieta nella gestione dei pazienti con malattia di Crohn, lieve moderata e moderata severa. Si tratta infatti di “un aspetto che sta diventando sempre più cruciale nella gestione dei pazienti con Crohn – spiega lo specialista – perché c’è evidenza che la dieta possa avere un ruolo nella gestione dell’attività di malattia”.

Dall’indagine “su oltre 200 pazienti – continua D’Amico – è emersa che solo in una piccola proporzione di casi è possibile avere un accesso diretto alla valutazione dietistica e nutrizionale. Questo, molto spesso, è dovuto alla mancanza della figura del dietista all’interno dell’équipe. E’ necessario quindi sensibilizzare gli ospedali e le direzioni sanitarie sull’importanza e sul ruolo che la gestione della dieta ha in questi pazienti”. Uno dei sintomi più frequentemente riferiti da chi soffre di Crohn “è la fatica, la stanchezza – sottolinea l’esperto – Questo sintomo è associato molto spesso alla persistente attività di malattia, quindi alla presenza di infiammazione che fa sì che l’intestino non svolga bene il proprio ruolo. La dieta ha veramente un ruolo importante. L’utilizzo della dieta come arma terapeutica è assodato in campo pediatrico dove, generalmente, è la prima scelta terapeutica. Nel paziente adulto iniziamo ad avere sempre più evidenze che ci dimostrano come possa dare un beneficio in termini di miglioramento dei sintomi e remissione di malattia”.

Proprio per questo “è fondamentale – rimarca il gastroenterologo – che i pazienti con malattia di Crohn abbiano dei percorsi strutturati e che ci possa essere una persona di riferimento, uno specialista, un dietista, all’interno dell’équipe, che possa seguire anche questo aspetto che è importante come il monitoraggio e il trattamento farmacologico. E’ veramente cruciale stimolare questo aspetto, diffondere queste informazioni”. Secondo D’Amico, campagne come Più Crohnsapevoli promossa da Modulen – alimento a fini medici speciali di Nestlé Health Science – “consentono di implementare la conoscenza dei pazienti in merito all’utilizzo di queste diete per la malattia di Crohn, di adottare più spesso queste diete e di migliorare sia la gestione dei pazienti sia il controllo della malattia infiammatoria intestinale”.

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