Mark Carney diventa l’idolo degli anti-Trump a Davos (e Lutnick riceve fischi)
(Adnkronos) – Non è stato il solito discorso diplomatico. L’intervento di Mark Carney, primo ministro del Canada, al World Economic Forum ha segnato quello che molti osservatori definiscono un punto di non ritorno per la politica estera occidentale. Parlando a una platea gremita, Carney ha ricevuto una rara standing ovation dai leader globali per aver dichiarato senza mezzi termini la “fine dell’ordine internazionale basato sulle regole” e l’inizio di una “realtà brutale” per le medie potenze.
Il cuore del discorso, che ha rimbalzato freneticamente su X e sulle testate di tutto il mondo, è stato un appello alle “medie potenze” affinché si uniscano per non essere schiacciate dalla rivalità tra grandi superpotenze (un riferimento implicito ma chiarissimo agli Stati Uniti di Donald Trump e alla Cina).
La frase che è diventata immediatamente virale sui social media riassume perfettamente il nuovo approccio pragmatico canadese:
“Le medie potenze devono agire insieme, perché se non siamo al tavolo, siamo nel menù”.
Carney ha avvertito che l’integrazione economica, un tempo vista come garanzia di pace, viene ora usata come “arma” attraverso dazi e coercizione finanziaria. “La nostalgia non è una strategia”, e ha invitato l’Europa e gli altri alleati a costruire una “autonomia strategica”.
L’attenzione in Europa è stata altissima, con le principali testate che hanno letto nelle parole di Carney un manifesto per la sopravvivenza dell’Europa stessa. In Francia, Le Monde ha collegato direttamente le parole di Carney al clima di tensione transatlantica, notando come il discorso abbia fatto eco all’intervento del Presidente Macron, il quale ha ribadito di preferire “il rispetto ai bulli”. Nel Regno Unito, e va ricordato che Carney è stato per anni governatore della Bank of England, la Bbc ha posto l’accento sulla franchezza di Carney nel dichiarare che “il vecchio ordine non tornerà”, un messaggio che ha risuonato forte a Londra, dove le conseguenze del post-Brexit si intrecciano con la necessità di nuove alleanze. Negli Stati Uniti, il New York Times ha parlato di un Canada che “mostra i muscoli” (Canada Flexes), descrivendo il discorso come un netto “rimprovero al primato statunitense” e la presa d’atto della fine della Pax Americana.
Sui social network, l’hashtag #Davos2026 è stato dominato dagli estratti video di Carney. Molti utenti e analisti su X hanno definito l’intervento come “uno dei discorsi più consequenziali di un leader globale negli ultimi anni”. Il dettaglio più commentato è stata la reazione della sala. È raro che un discorso politico a Davos riceva una standing ovation così calorosa, un segnale interpretato dagli utenti come un tacito consenso dell’élite globale verso la necessità di un’alternativa all’unilateralismo americano. Su Reddit, in particolare nel thread di r/IRstudies (Studi sulle Relazioni Internazionali), il discorso è stato definito “eccezionale” per la sua chiarezza strategica, con molti utenti che hanno apprezzato il rifiuto di Carney di usare la solita retorica diplomatica vuota.
Il discorso di Mark Carney ha cristallizzato un sentimento diffuso ma spesso taciuto nelle cancellerie europee: la consapevolezza che l’era della protezione automatica americana è finita. Come ha notato la Cbc canadese, questo intervento pone il Canada (e potenzialmente l’Europa) non più come spettatore, ma come architetto di una “terza via” tra i blocchi di potere.
Un contrasto spettacolare di reazioni: se Carney è stato accolto dall’entusiasmo dalla platea del Forum, un altro intervento tenuto la stessa sera — quello dell’americano Howard Lutnick, segretario al commercio degli Stati Uniti — ha scatenato un forte malcontento tra i presenti. Durante una cena che aveva tra gli ospiti principali Larry Fink di BlackRock (che è anche il capo de facto del World economic forum in questo momento), Lutnick ha criticato le politiche europee sull’energia e l’economia globale, provocando un’ondata di fischi e proteste tra gli ospiti della serata, secondo più fonti internazionali. Alcuni presenti hanno descritto l’atmosfera come “tesa” e “caotica”, con diffusi “buuu” che hanno interrotto il suo intervento.
La situazione è stata ulteriormente drammatica quando Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, ha deciso di alzarsi e lasciare la sala mentre Lutnick parlava, secondo testimoni citati dal Financial Times. La reazione di Lagarde è stata interpretata da più commentatori come un segno della frattura negli equilibri transatlantici.
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