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Mediaset: giudici appello civile, ‘Agrama vero intermediario’

Giugno 15, 2022

Milano, 15 giu. (Adnkronos) – “Non sembra possibile affermare, sulla base delle prove acquisite e precedentemente evidenziate, che l’attività di intermediazione commerciale svolta da Frank Agrama attraverso le sue società fiduciarie fosse fittizia”. E’ questa la conclusione a cui arrivano i giudici seconda sezione civile della Corte di appello di Milano, presidente Maria Caterina Chiulli, consiglieri coestensori Gabriella Anna Maria Schiaffino e Manuela Andretta, che “ha integralmente confermato la sentenza di primo grado” intentata da Reti Televisive Italiane, Mediaset, Mediaset Italia contro Frank Agrama, Paddy Chan Mei Yiu, Katherine Hsu May Chun.

Una sentenza che differisce solo per una questione esclusivamente di diritto rispetto alla sentenza di primo grado del 31 gennaio 2020 che rigettava le “pretese di risarcimento delle parti appellanti” condannandoli “alle spese di lite”. Oggi i giudici ribadiscono il no alla richiesta di danni formulata per almeno 103 milioni da Reti televisive italiane e per almeno 10 milioni da Mediaset. “Gli elementi probatori sembrano escludere” il ruolo di intermediario fittizio e, comunque, “non sono univoci in tal senso”, con la conseguenza che “non può ritenersi accertato l’elemento della fittizietà dell’intermediazione, che nell’impostazione accusatoria del processo penale e nella stessa sentenza Mediatrade e, poi, nell’atto di citazione di primo grado è stato utilizzato per fondare l’accertamento della responsabilità per appropriazione indebita” si legge nella sentenza di 134 pagine.

Per il collegio “Non sussistono elementi per affermare che le società di Agrama siano delle cartiere, delle scatole vuote, la cui intermediazione per l’acquisto dei diritti da parte di Mediatrade e Rti, nel periodo considerato (dal 1999 al 2005, ndr), sia priva di qualsiasi utilità economica” anzi nel ricostruire il processo Mediaset poi confluito nel processo Mediatrade emerge come Agrama abbia “negoziato e acquistato” i diritti televisivi, oggetto della causa, con prezzi in linea con il mercato.

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