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Medicina, Oxilia (Lum): “Sorprende che i Neanderthal curassero i denti 59mila anni fa”

14 Maggio 2026

Roma, 14 mag. (Adnkronos Salute) – Gli esseri umani preistorici di Neanderthal potrebbero aver utilizzato una procedura sorprendente per curare una carie, 59mila anni fa. Lo rivela una ricerca di un team internazionale. “Questa scoperta rappresenta una vera e propria pietra miliare sia per l’antropologia che per l’odontoiatria evoluzionistica, perché documenta la transizione cruciale dall’automedicazione istintiva, che osserviamo anche nei primati non umani, a una strategia medica realmente intenzionale e deliberata”, commenta Gregorio Oxilia, professore associato di anatomia umana presso il dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università Lum Giuseppe Degennaro, in una intervista rilasciata dalla Cnn. L’esperto non ha fatto parte del team che ha svolto la ricerca, ma in precedenza ha studiato le tecniche di raschiamento utilizzate per trattare le lesioni cariose in un individuo di Homo Sapiens di circa 14mila anni fa.

La ricerca – informa l’Ateneo in una nota – è stata condotta nella grotta di Chagryskaya, nell’attuale Russia, situata sui monti Altai nella Siberia sudoccidentale, dove i ricercatori hanno rinvenuto un molare inferiore di un Neanderthal adulto risalente a un periodo compreso fra 49mila e 70mila anni fa. Gli scienziati hanno notato dei graffi sul dente intorno al foro prodotto dalla carie, che suggerisce una manipolazione tramite uno strumento di qualche tipo. Questa prova indica il più antico caso conosciuto di intervento sulla cavità dentale nella storia evolutiva umana. “Ciò che mi ha stupito – afferma Alisa Zubova, autrice principale dello studio e ricercatrice senior presso il Museo di Antropologia ed Etnografia Pietro il Grande dell’Accademia russa delle Scienze di San Pietroburgo – è stata la capacità intuitiva con cui la persona a cui apparteneva questo dente ha capito esattamente da dove proveniva il dolore e si è resa conto che la sua fonte poteva essere eliminata. Non ci eravamo mai imbattuti in nulla di simile prima d’ora, né tra i Neanderthal né tra gli esseri umani moderni di epoche molto successive”.

Questi risultati si aggiungono a un crescente numero di prove che dimostrano come i Neanderthal, i nostri parenti umani estinti più prossimi, fossero cognitivamente e psicologicamente più simili agli esseri umani moderni di quanto si pensasse in precedenza, anziché essere i rozzi e semplici uomini delle caverne descritti dagli stereotipi del passato.

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