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Mo: Gori, ‘grazie per la solidarietà, ma su sionismo serve chiarezza anche da Pd e sinistra’

24 Gennaio 2026

Roma, 24 gen (Adnkronos) – “Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno manifestato la loro solidarietà per quanto è accaduto ieri pomeriggio all’università di Bergamo, ennesima conferma di un clima non bello. Vi è però un punto politico su cui credo sia utile soffermarsi”. Lo scrive sui social Giorgio Gori.

“I giovani contestatori ce l’avevano con me – hanno spiegato – perché riconosciuto come “sionista”. Le mie colpe: essere vicino all’associazione “Sinistra per Israele – Due popoli due Stati” e aver difeso Lele Fiano – a sua volta contestato a Bergamo – quando anche i Giovani Democratici avevano sostenuto che “la sinistra non può dialogare con i ‘sionisti moderati’”, ma “deve dialogare con gli antifascisti e gli antisionisti””, prosegue l’eurodeputato del Pd.

“Il sionismo, dunque. Non inteso come l’ideologia nata nella seconda metà dell’Ottocento e volta a riconoscere il diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, il suo diritto a vivere in sicurezza all’interno di un proprio Stato, quanto ricondotto all’attuale politica dello Stato d’Israele, al neocolonialismo di Netanyahu o addirittura ai tratti fascistoidi di alcuni esponenti del suo governo”, scrive ancora Gori.

“Non è però questo, il sionismo. E distinguere è fondamentale. Lo ha spiegato Gad Lerner dopo essere stato fischiato alla manifestazione di Roma, proprio per aver rivendicato il suo essere sionista: “Chi della mia famiglia non è riuscito a emigrare in Israele, dove sono nati i miei genitori, è stato vittima della Shoah in Europa. Io non sarei al mondo senza Israele, quella per me è la terra della salvezza. Sionista non equivale a fascista e non equivale ad assassino. Si è demonizzata la storia. L’aspirazione a una patria ebraica è legittima esattamente come l’aspirazione a una patria palestinese””, sottolinea Gori.

“La legittimazione dell’antisionismo, per contro, rischia di offrire una pericolosa sponda a manifestazioni di intolleranza e di odio: dalle intimidazioni contro la Brigata Ebraica alle contestazioni nei confronti di Emanuele Fiano e degli esponenti di “Sinistra per Israele” – per quanto netti questi possano essere nella condanna dell’attuale governo di Tel Aviv e nel sostenere l’identico diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese”, dice ancora Gori.

“So bene che come esistono forme diverse di sionismo, da quello politico a quello religioso, da quello culturale a quello umanista e socialista di Enzo Sereni, così vi sono differenti sfumature di antisionismo, non per forza aggressive o intolleranti. Ma la frase di congedo dei giovani contestatori di Bergamo – “Siamo per chiunque spari a un sionista” – ci dice che questo è un momento delicato, in cui qualche parola chiara sarebbe forse utile. Parole nette come quelle che Giorgio Napolitano pronunciò nel luglio 2013, quando ancora era presidente: “Desidero rinnovare […] la mia più severa condanna di ogni rigurgito di antisemitismo, anche quando esso si travesta da antisionismo, ispirato a un inaccettabile rifiuto del diritto all’esistenza dello Stato ebraico”. Il Pd e le altre forze di sinistra condividono le parole di Napolitano? Riconoscono che l’antisionismo rischia (non di rado) di risultare un “travestimento dell’antisemitismo”? Se sì, sarebbe utile lo dicessero chiaramente, e che agissero di conseguenza”, conclude Gori.

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