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Pd, Marianna Madia lascia dem: passa da indipendente a Italia Viva

4 Maggio 2026

Roma, 04 mag. – (Adnkronos) – Marianna Madia lascia il Pd. La deputata passa da indipendente nel gruppo di Italia Viva. Si apprende da fonti parlamentari.

Madia ha già comunicato alla capogruppo del Pd Chiara Braga l’addio al gruppo dem della Camera. Come si apprende da fonti parlamentari, dovrebbe approdare al gruppo di Italia Viva dopo un possibile passaggio al Misto. La ex ministra dei governi Renzi e Gentiloni ha anche inviato un messaggio nella chat dei riformisti dem: “Amici, provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti”.

“Metto a disposizione la mia straordinaria inesperienza, riempirò questo spazio. Era questo che serviva a questo progetto in cui credo molto”. Era il febbario del 2008 quando Walter Veltroni convocò a sopresa i giornalisti per un annuncio. La sopresa era la presentazione di una giovane candidata, Marianna Madia, che divenne subito celebre per le sue frasi sull’inesperienza. Il leader del Pd aveva deciso di correre alle elezioni non come capolista a Roma e a Milano, lasciando la testa della lista a due under 30, Madia a Roma e Matteo Colaninno a Milano. Per la giovane candidata è iniziata così una carriera politica che l’ha portata, da ministra, a Palazzo Chigi, sempre nel Pd. Fino all’addio annunciato oggi.

Classe 1980, Madia è diplomata al liceo francese Chateaubriand con ‘mention bien’, poi laureata con lode alla Sapienza in Scienze politiche. Ha collaborato con l’Areal di Enrico Letta e anche con Italianieuropei. Veltroni, amico del papà Stefano, scomparso giovanissimo, giornalista, attore e uomo politico, la chiamò per un colloquio al Loft quando lei era praticamente senza curriculum per chiederle di candidarsi: “Per troppo tempo questo Paese è stato avaro con le sue energie migliori”, spiegò poi il leader dem.

Subito eletta nel 2008, Madia è rimasta deputata ininterrottamente fino a questa legislatura. Con l’arrivo di Matteo Renzi alla guida del Pd, c’era stata la svolta: il neosegretario la nomina nel 2013 responsabile Lavoro nella segreteria nazionale. Poi, nel 2014, Renzi la indica come ministra per la Pa, ruolo che le viene confermato anche dal premier Paolo Gentiloni dopo la caduta del governo Renzi.

Negli ultimi tempi, dopo l’avvento di Elly Schlein alla guida del Pd, Madia si è spostata sempre di più sulle posizioni dei riformisti dem, con una linea politica spesso critica rispetto a quella impressa dalla leader. Sposata dal 2013 con il produttore Mario Gianani, con cui ha avuto due figli, è apparsa in un cameo nel film ‘Pazze di me’ di Fausto Brizzi (sposato con la sindaca di Genova Silvia Salis) prodotto dal marito.

Marianna Madia è solo la prima? Dalle parti dei suoi ex-colleghi di partito, i riformisti dem, si sostiene che non ci sarebbero segnali di altri addii al Pd. “Speriamo di no. Di Marianna si sapeva da un paio di mesi…”. Non c’è troppa voglia di parlare in chiaro. Anzi, per niente. Almeno al momento. “Mi fa troppo male. Non intendo parlarne”, risponde un esponente dell’area. E un’altra, che chiede di restare anonima, aggiunge: “Ci dispiace, rispettiamo la scelta e le auguriamo buon lavoro, ma la pensiamo diversamente”. Ovvero che nel Pd si lavora “da dentro. Siamo una minoranza costruttiva in un partito grande e vogliamo continuare ad esserlo. E’ un lavoro che va fatto dentro il Pd, il riformismo non va appaltato fuori”.

Un paio di mesi fà il Pd aveva visto un altro addiio, quello in Europa di Elisabetta Gualmini. Ha lasciato i Socialisti e Democratici per il gruppo di Renew Europe e ha aderito ad Azione spostandosi fuori dal campo progressista. Elly Schlein, ha detto Gualmini in conferenza stampa con Carlo Calenda, “ha fatto un capolavoro e si è presa tutto il partito. Lo spazio di agibilità politica per chi ha una visione più moderata e di governo, con una forte caratura in politica estera, si è molto ridotto”. In questi settimane si è parlato del ‘disagio’ di altre personalità dem. Come Graziano Delrio, protagonista di giorni di tensione nel gruppo al Senato sul ddl antisemitismo e poi sui voti arrivati a Maurizio Gasparri come presidente in commissione Esteri. L’indicazione del capogruppo in Esteri, Alessandro Alfieri, non era quella di votare a favore. Ma i 4 dem in commissione hanno votato tutti per Gasparri presidente. Tra questi anche Delrio. Un caso che poi ha portato a uno scontro nell’assemblea del gruppo dem di palazzo Madama, proseguito fino in aula con un acceso e pubblico diverbio tra Alfieri e il senatore riformista Filippo Sensi.

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