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**Pd: Picierno, ‘non è sinistra identitaria, è ancora casa per democratici e liberali?’**

6 Febbraio 2026

Roma, 6 feb. (Adnkronos) – “Noi non possiamo sopportare più, cari amici e cari compagni, ci dobbiamo intendere con grande rigore e con grande serietà su questo: il Pd è ancora casa per i democratici, per i liberali? E cioè per me e per quelli che la pensano come me? Io continuo a sperare di sì, perché le ragioni per cui abbiamo fatto nascere un partito capace di parlare a tutti gli italiani e non solo alle curve, restano tutte ancora centrali”. Lo dice Pina Picerno, a quanto viene riferito, alla Direzione Pd.

“Ho sentito anche oggi, ma non solo oggi, parole confuse, sbagliate e anche molto preoccupanti sul rapporto tra il necessario confronto che serve a un partito e concetto di unità. E allora io voglio dire subito che il pluralismo non è una concessione, non è lasciar parlare qualcuno e poi fare come se nulla fosse perché c’è già un’altra linea”.

“Il pluralismo è un’idea precisa di partecipazione democratica, non è tolleranza e soprattutto non è l’opposto dell’unità, perché l’opposto dell’unità è la divisione. E si può essere uniti anche avendo posizioni diverse, se quelle posizioni vengono ascoltate, vengono riconosciute e vengono apprezzate, e così si riesce poi a fare sinergia. Non si è più uniti quando invece le differenze vengono ridotte ad invisibilità, quando vengono insultate, quando vengono annichilite, lì nasce la frattura”.

“E noi lo abbiamo già vissuto tutto questo ed è stato doloroso. Quanto è accaduto dopo il referendum del 2016, è stata una frattura dolorosa. E oggi vedo spirali di radicalizzazioni però ancora più profonde dentro il Pd e dentro il campo largo. Facciamo attenzione perché sui territori c’è già una lenta, taciuta, nascosta ma progressiva, inesorabile tendenza di dirigenti che stanno lasciando il Pd, che tanti fondatori non si riconoscono più, non riconoscono più il Pd”.

“Penso alle parole di Prodi, penso a quelle di Veltroni, e potrei continuare -aggiunge Picierno- perché la lista è lunga. E io penso che questo debba essere un serio motivo di riflessione, perché un gruppo dirigente eletto ha certamente il diritto di mettere in campo la linea politica su cui ha vinto il congresso, ma non ha il diritto di cambiare la natura di un partito. Ed è quello che sta succedendo. Il Pd non è nato come un partito di sinistra identitario, non è nato così. E’ nato come un partito riformista di centro-sinistra, era a casa”.

“Perché chi come me veniva da una formazione democratica, popolare, cattolica, liberale— io venivo da una formazione così, dalla Margherita- se oggi citi la parola liberale sei considerato un nemico del popolo. Ma io non sono una liberale, sono una fondatrice che ha esattamente quella estrazione politica e quella formazione”.

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