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Rapporto Sisma 2016, accelera la ricostruzione e riparte l’economia

23 Giugno 2026

Roma, 23 giu. – (Adnkronos) – Il più grande cantiere d’Europa accelera e si trasforma sempre più in un modello nazionale di sviluppo integrato per le aree interne. A quasi dieci anni dagli eventi sismici del 2016 e del 2017, l’Appennino centrale non è più soltanto il luogo della ricostruzione materiale di case, scuole e infrastrutture, ma un vero Laboratorio: un’esperienza che tiene insieme sicurezza, rigenerazione urbana, innovazione, lavoro, crescita economica e contrasto allo spopolamento. È quanto emerge dal Rapporto annuale ‘Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale’, presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dal Commissario Straordinario al sisma 2016, Senatore Guido Castelli. Ad aprire i lavori è stato lo stesso Commissario Castelli. Le conclusioni sono state affidate al Vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto, in collegamento da Bruxelles. Sono intervenuti inoltre il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, la Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e l’assessore alla Ricostruzione della Regione Lazio Manuela Rinaldi.

Il Rapporto fotografa la vasta area colpita dal sisma di dieci anni fa, composta da 138 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per circa 540 mila residenti, interessata da un’azione coordinata che integra ricostruzione pubblica e privata, investimenti produttivi, infrastrutture, innovazione tecnologica, ricerca e politiche del lavoro. Sul fronte della ricostruzione privata, al 31 maggio 2026 le richieste di contributo presentate sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto quota 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti superano gli 8 miliardi di euro, di cui il 69% erogato dal 2023 a oggi. Soltanto nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati liquidati quasi due miliardi di euro.

I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi hanno raggiunto quota 14.968, pari a oltre il 64% degli interventi avviati. Inoltre, nel corso del 2026, Commissario Straordinario Castelli ha approvato un’Ordinanza speciale da 1,3 miliardi di euro che ha consentito il superamento definitivo del Superbonus e la contestuale messa in sicurezza per circa 5 mila cantieri. La ricostruzione si sta concentrando sempre più sui danni gravi, che rappresentano ormai oltre il 56% delle pratiche presentate, soprattutto nei 44 Comuni maggiormente colpiti dal sisma. Parallelamente continua a ridursi l’emergenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40% in meno rispetto al 2022. Anche la ricostruzione pubblica conferma il cambio di passo. Gli interventi programmati sono saliti a 3.667 per un valore superiore a 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere concluse rappresentano ormai circa il 40% dell’intera programmazione, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%. Di fatto, il 98% degli interventi sono stati sbloccati e quindi avviati. Particolarmente significativo il capitolo dedicato alle scuole, con 459 interventi per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati da 125 a 197 in un solo anno, con un incremento del 57,6%. Tra le opere simbolo figurano la riapertura dell’ITTS “Eustachio Divini” di San Severino Marche e dell’Istituto comprensivo “Ugo Betti” di Camerino, resa possibile grazie a interventi articolati che hanno consentito lo sblocco dei lavori. Prosegue inoltre la ricostruzione degli edifici di culto, con 1.276 interventi programmati per oltre 750 milioni di euro e liquidazioni cresciute del 18,5% nell’ultimo anno. Da ricordare la riapertura, tra le altre, della Basilica di San Benedetto di Norcia.

Il Commissario Straordinario Guido Castelli ha detto che “i dati che presentiamo oggi certificano un cambio di passo sempre più evidente. Dopo anni complessi, la ricostruzione dell’Appennino centrale cresce in modo costante e strutturale, sia sul fronte pubblico che su quello privato, e sta restituendo prospettiva e fiducia alle nostre comunità. Nel più grande cantiere d’Europa non stiamo soltanto ricostituendo un tessuto fatto di case, scuole, chiese e infrastrutture: stiamo creando le condizioni perché le persone possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nella terra dove sono nate. È questo il senso più profondo del diritto a restare. I segnali che arrivano dall’occupazione, dagli investimenti, dalla tenuta demografica e dalla vitalità delle imprese dimostrano che la rinascita dell’Appennino centrale è concreta. Tutto questo è stato possibile grazie a una straordinaria sinergia istituzionale e a una piena unità d’intenti tra Governo, Regioni, Comuni, strutture tecniche e territori, che hanno saputo lavorare insieme condividendo obiettivi e responsabilità”.

Ampio spazio nel Rapporto è dedicato a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al Pnrr che integra ricostruzione e sviluppo economico. La Macro-misura A, dedicata a città e paesi sicuri, sostenibili e connessi, finanzia 892 interventi tra digitalizzazione, rigenerazione urbana, infrastrutture e mobilità. La Macro-misura B, destinata alle imprese, ha invece raccolto 2.353 progetti di investimento per oltre 2,5 miliardi di euro, ben oltre la dotazione disponibile. Le domande finanziate sono state 1.351, per circa 490 milioni di euro, con una forte presenza di micro e piccole imprese. In crescita anche le erogazioni alle aziende: tra marzo 2025 e marzo 2026 le imprese che hanno ricevuto contributi sono aumentate del 77,4%, mentre le risorse effettivamente liquidate sono più che raddoppiate, passando da 66,9 a 154,9 milioni di euro.

Secondo le elaborazioni contenute nel Rapporto, l’impatto economico complessivo delle misure attivate porterà, a regime, a una crescita del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e alla creazione di oltre 15 mila posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte. Già oggi l’effetto misurabile degli investimenti attivati produce circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati. Segnali incoraggianti arrivano anche sul piano demografico. Nei territori più colpiti il saldo migratorio interno mostra un netto miglioramento rispetto agli anni successivi al sisma, mentre nei comuni del cratere i flussi migratori tornano positivi. Secondo le proiezioni riportate nel Rapporto, l’azione integrata della ricostruzione potrebbe consentire entro il 2044 il recupero potenziale di oltre 44 mila residenti rispetto agli scenari di declino demografico previsti in assenza di interventi. Il Rapporto, infine, sottolinea come il modello di governance costruito attorno alla Struttura Commissariale, agli Uffici Speciali per la Ricostruzione, alle Regioni e agli enti locali rappresenti oggi una buona pratica nazionale già allineata alle future strategie europee per la coesione territoriale e il ‘diritto a restare’ nelle aree interne. Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Carlo Buttaroni, presidente Tecnè, che ha illustrato i dati di una ricerca direttamente con “Le voci dal cratere”; Fabio Renzi, di Symbola, con un focus su “La riparazione inizia dalle filiere corte”; Pierciro Galeone, direttore Ifel, intervenuto sul tema “Aree interne, tra SNAI e NextAppennino”; Gaetano Quagliariello, Dean Luiss School of Government, che ha approfondito il “Modello di governance, con vista sull’Europa”; Gian Luca Gregori, presidente Fondazione Universitaria per lo Sviluppo Imprenditoriale, che ha affrontato il tema “L’impatto socio-economico della rinascita”; Paolo Canaparo, direttore della Struttura prevenzione antimafia del Ministero dell’Interno, intervenuto su “Sicurezza, trasparenza, legalità”.

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