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Riforme: ricerca Swg su modifiche ‘Io Cambio’ a premierato, ‘buona mediazione possibile’

28 Febbraio 2025

Roma, 28 feb. (Adnkronos) – Il 56% degli intervistati chiede maggiore stabilità dei governi. Un’esigenza sentita particolamente nell’area di centrodestra, ma condivisa anche da un terzo degli elettori di sinistra e metà degli elettori di centrosinistra. E’ quanto emerge da una ricerca Swg, presentata oggi alla Sapienza da Io Cambio, Liberta’ Eguale, Magna Carta e l’associazione studentesca Minerva, sul premierato e sulle modifiche da apportare alla riforma proposte da Io Cambio: ballottaggio, elezione del presidente della Repubblica, statuto dell’opposizione. Proposte che riscuotono tutte e tre un consenso maggioritario e sono viste con favore anche da chi è più scettico sulle riforma. Insomma, “una buona mediazione è possibile”, si legge nel testo della ricerca presentata oggi.

Nel dettaglio, nell’indagine Swg il 54% si dice favorevole al premierato e risultano apprezzate anche le proposte di modifica avanzate da Io Cambio. Ovvero ballottaggio per l’elezione del premier che piace al 56%. L’elezione del presidente della Repubblica che raggiunge il 64% dei favorevoli. E infine l’introduzione dello Statuto delle opposizioni, positivo per il 47%. “Al di là dei dati confortanti della ricerca Swg -dice Stefano Ceccanti, tra i promotori dell’iniziativa- che spiegano bene la differenza tra finalità condivise, governi di legislatura scelti dagli elettori, e strumenti da discutere, mi sembra importante sottolineare le due ragioni per cui sarebbe fondamentale una riforma costituzionale e perché esse sono contraddette dal testo attuale”.

“La prima, la più logica, è superare il doppio rapporto fiduciario tra Camera e Senato che espone a due maggioranze contraddittorie, ma paradossalmente questa è ignorata dal testo. Cosa si fa in caso di maggioranze diverse? Il tema è eluso. O si affronta recidendo il doppio rapporto fiduciario o, almeno, si utilizza il ballottaggio, ma va stabilito con norma costituzionale. La seconda è adottare dei disincentivi per la rottura delle maggioranze, che però non possono consistere in alcune forme di rigidità estrema come i due soli premier per la legislatura o l’automatismo assoluto sfiducia-scioglimento. Invece la riforma, dando per immutato l’attuale voto all’estero con i suoi standard poco democratici, porta con sé il rischio di renderlo decisivo ai fini dell’elezione del Premier e di eventuali premi di maggioranza. Quindi aggiunge un grave problema in più”.

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