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Sostenibilità: italiani e notizie green, lo scarto tra informazione e fiducia

22 Aprile 2026

Roma, 22 apr. (Adnkronos) – Gli italiani e l’informazione ambientale tra accesso e fiducia nelle fonti. Oggi, Giornata mondiale della Terra, in occasione della prima conferenza nazionale ‘Sostenibilità e giornalismo responsabile’ a Palazzo Emilio Turati, Conai ha presentato i dati dell’Osservatorio Scelta che analizzano come gli italiani si informano sui temi ambientali. Scelta (Sviluppare la Circular Economy facendo Leva sulle Tendenze d’Acquisto) è l’osservatorio promosso da Conai in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con l’obiettivo di comprendere i fattori che influenzano i comportamenti di consumo e il rapporto tra informazione, fiducia e sostenibilità.

Come illustrato dal direttore generale Conai, Simona Fontana, dai dati emerge un quadro articolato, che racconta un Paese fortemente esposto ai contenuti ambientali ma attraversato da un evidente squilibrio tra accesso e credibilità delle fonti.

Circa un italiano su due dichiara infatti di informarsi ‘spesso’ o ‘sempre’ su questi temi attraverso media giornalistici (il 55% dei rispondenti) e social network (50%), che risultano essere i canali più utilizzati. Ma sono proprio i social media a raccogliere i livelli più bassi di fiducia. Le fonti istituzionali e scientifiche – come documenti della Commissione Europea, dell’Onu o di Università – che occupano le ultime posizioni in termini di utilizzo (il 29% le consulta spesso o sempre), sono invece percepite come più autorevoli e credibili: il 69% ha molta o piena fiducia in loro. Seguono le associazioni dei consumatori (in cui ripone molta o piena fiducia il 58% dei rispondenti), mentre le fonti giornalistiche si collocano a metà classifica, con il 45% che dà loro molta o piena fiducia (e un 17% che invece non ha nessuna fiducia o ha scarsa fiducia in loro).

Si configura così una sorta di paradosso: le fonti più frequentate non coincidono con quelle ritenute più affidabili, mentre i contenuti più credibili faticano a raggiungere il grande pubblico.

“Questi dati ci restituiscono un quadro molto chiaro: l’interesse verso i temi ambientali è alto, con circa un italiano su due che si informa con regolarità, soprattutto attraverso media e social – commenta Simona Fontana – Il punto è che proprio questi canali, pur essendo i più utilizzati, sono anche quelli che raccolgono meno fiducia. Al contrario, le fonti istituzionali e scientifiche risultano le più credibili, ma restano in fondo alla classifica per utilizzo. Questo scarto tra esposizione e fiducia è il dato più rilevante che emerge dalla ricerca”.

L’analisi evidenzia anche come il rapporto con l’informazione cambi in modo significativo tra i diversi gruppi della popolazione. In particolare, chi ha un livello di istruzione più alto tende più spesso a informarsi attraverso fonti istituzionali e scientifiche e a fidarsi maggiormente di queste, con una relazione chiara anche se non dominante. Una tendenza simile emerge rispetto al reddito, che si associa a una maggiore fiducia nelle fonti scientifiche. Al contrario, la fiducia nei social network diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età e della disponibilità economica.

Ne emerge una frattura informativa che riflette, e in parte amplifica, le disuguaglianze sociali. “Sono segnali importanti, perché indicano che l’accesso a un’informazione più affidabile non è ancora uniforme – spiega Simona Fontana – La sfida, quindi, è duplice: da un lato rafforzare la qualità e la credibilità dei contenuti, dall’altro renderli più accessibili, portandoli nei canali e nei linguaggi che le persone utilizzano ogni giorno”.

Ed è proprio dentro questo scarto tra informazione e fiducia che si inserisce il secondo livello di lettura emerso durante la conferenza: quello che riguarda l’efficacia concreta delle politiche ambientali e dei sistemi industriali della circular economy. L’Italia, infatti, rappresenta uno dei sistemi più avanzati in Europa nel riciclo degli imballaggi, con tassi stabilmente superiori al 75% (superando il 70% chiesto al 2030) e tutte le principali filiere già oltre gli obiettivi europei fissati per il 2025. Un risultato che non riguarda solo la performance industriale e ambientale del sistema, ma anche la sua comprensibilità e riconoscibilità pubblica.

“Il nostro Paese ha costruito negli anni un modello di eccellenza nel riciclo degli imballaggi, fondato su un sistema consortile solido ed efficiente, che oggi rappresenta un punto di riferimento a livello europeo – sottolinea il vicedirettore generale Conai Fabio Costarella – Ma proprio perché i risultati sono concreti e misurabili, diventa sempre più importante il modo in cui vengono raccontati. I cittadini partecipano già in maniera attiva alla raccolta differenziata e ai processi di economia circolare, ma una comunicazione più autorevole e accessibile può rafforzare ulteriormente la consapevolezza collettiva e migliorare la qualità dei comportamenti. Lo vediamo, ad esempio, anche nelle campagne di comunicazione territoriali con cui supportiamo i Comuni italiani: un cittadino informato non è semplicemente più virtuoso, ma è più coerente nelle sue scelte quotidiane”.

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