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title: &quot;Vaccini, Rizzo (UniPi): &#8220;Infezioni in crescita, coperture meningococco inferiori a obiettivo&#8221;&quot;
description: &quot;Roma, 12 dic. (Adnkronos Salute) - Negli ultimi anni \&quot;osserviamo una tendenza all&#039;aumento delle malattie batteriche invasive, in generale. Nel 2024 l&#039;incidenza in Italia è stata di 0,20 casi per 100.000 abitanti per la malattia invasiva da meningococco, 3,35 per pneumococco e 0,57 per Haemophilu...&quot;
date: 2025-12-12
author: adnkronos
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categories: [News]
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# Vaccini, Rizzo (UniPi): &#8220;Infezioni in crescita, coperture meningococco inferiori a obiettivo&#8221;

Roma, 12 dic. (Adnkronos Salute) - Negli ultimi anni &quot;osserviamo una tendenza all&#039;aumento delle malattie batteriche invasive, in generale. Nel 2024 l&#039;incidenza in Italia è stata di 0,20 casi per 100.000 abitanti per la malattia invasiva da meningococco, 3,35 per pneumococco e 0,57 per Haemophilus influenzae, con un incremento progressivo per tutti e 3 i patogeni nel triennio 2022-2024 rispetto al biennio pandemico 2020-2021. E&#039; un fenomeno che vediamo anche a livello internazionale e che, in parte, riflette ciò che è accaduto dopo la pandemia: la riduzione delle misure di contenimento ha riportato alla circolazione una serie di patogeni e, allo stesso tempo, il sistema di sorveglianza è oggi più attento ed efficiente. Questo significa che l&#039;aumento dei casi non è necessariamente dovuto a una maggiore circolazione del batterio, ma anche a una migliore capacità di intercettare le infezioni. Saranno necessari ancora alcuni anni per capire quale sarà il trend reale&quot;. Così Caterina Rizzo, professoressa ordinaria di Igiene e Medicina preventiva dell&#039;università di Pisa, commenta i contenuti del report &#039;Sorveglianza nazionale delle malattie batteriche invasive. Dati 2022-2024&#039;, recentemente pubblicato dall&#039;Istituto superiore di sanità.

&quot;Per quanto riguarda il meningococco - spiega l&#039;esperta - il rapporto conferma che il sierogruppo B è oggi il meningococco più frequentemente identificato in Italia in tutte le fasce d&#039;età, ed esclusivo sotto i 10 anni, con la sola eccezione di un caso da sierogruppo Y tra i lattanti. Non sono molti i casi in termini assoluti, parliamo di alcune centinaia all&#039;anno, ma ogni singolo episodio è estremamente grave, soprattutto nei bambini piccoli sotto l&#039;anno di età e negli adolescenti fra i 15 ed i 24 anni&quot;. Questo andamento ha diverse spiegazioni. &quot;In Europa il meningococco B è, da anni, il sierogruppo più diffuso tra i casi invasivi, con tassi d&#039;incidenza superiori a quelli dei sierogruppi C, W e Y - illustra Rizzo - Questo si riflette anche in Italia. Inoltre, storicamente, in Italia la vaccinazione antimeningococcica ha visto una prima grande diffusione con l&#039;introduzione del vaccino contro il meningococco C, successivamente affiancato dal quadrivalente (Acym 135). Il vaccino contro il meningococco B è più recente rispetto ad altri vaccini pediatrici; le coperture hanno fatto passi avanti, ma, nei dati disponibili, restano inferiori all&#039;obiettivo del 95% e con forte variabilità tra regioni, a differenza di altri vaccini dell&#039;infanzia che si attestano stabilmente sopra il 94-95%. Questo lascia una quota significativa di bambini non protetti&quot;.

A questo si aggiunge un secondo problema. &quot;Il Calendario nazionale prevede l&#039;offerta attiva e gratuita del vaccino coniugato quadrivalente Acwy nel 12° anno di vita, proprio per coprire il picco di rischio in adolescenza - evidenzia Rizzo - Per il meningococco B in adolescenza non esiste ancora una piena omogeneità nazionale: diversi documenti segnalano che solo una parte delle Regioni offre attivamente e gratuitamente il vaccino B agli adolescenti, e spesso con criteri differenti: solo ai non vaccinati in precedenza; solo entro una certa età o su invito o su richiesta. Nonostante gli adolescenti siano la seconda fascia d&#039;età più colpita dal meningococco B, l&#039;assenza di un&#039;offerta uniforme a livello nazionale rappresenta un ostacolo importante: imporre alle famiglie un costo aggiuntivo riduce inevitabilmente le adesioni. Recuperare gli adolescenti è già di per sé difficile, lo vediamo anche per l&#039;Hpv, perché sono meno raggiungibili: non sempre i genitori riescono a portarli ai servizi vaccinali&quot;.

Sui 2 picchi di incidenza della meningite impattano motivi biologici e comportamentali. I bambini &quot;sotto l&#039;anno di età - chiarisce l&#039;esperta - hanno un sistema immunitario immaturo, poche difese specifiche contro il meningococco e molti contatti ravvicinati (famiglia, nido, fratelli), per cui l&#039;incidenza è più alta (2,36 casi per 100.000 nel 2024). Nei giovani 15-24 anni il picco è legato alla forte circolazione del batterio in comunità ad alta socialità (scuole, università, vita notturna, convivenze, sport di squadra): qui l&#039;incidenza è di 0,39 per 100.000&quot;.

Cosa fare per aumentare le coperture vaccinali? &quot;Innanzitutto migliorare la comunicazione, raggiungere attivamente i bambini non vaccinati e offrire opportunità di recupero soprattutto per chi frequenta nidi e comunità infantili - suggerisce Rizzo - Per gli adolescenti, la misura più efficace sarebbe quella di rendere il richiamo vaccinale gratuito e uniforme in tutte le regioni: non è pensabile che la protezione da una malattia così grave dipenda dal Cap di nascita: su questo serve una scelta nazionale chiara&quot;.

Ai genitori, conclude la specialista, &quot;direi una cosa molto semplice: la meningite è rara, ma è gravissima, e soprattutto è prevenibile. Non bisogna aspettare che si verifichi un caso nella propria scuola o nel proprio quartiere per correre a vaccinare il proprio figlio. Proteggerlo prima significa permettergli di vivere serenamente tutte le esperienze sociali tipiche dell&#039;infanzia e dell&#039;adolescenza. Oggi crescere in salute significa soprattutto prevenire: questo è uno dei pilastri della medicina moderna. In Italia abbiamo una lunga tradizione di attenzione alla prevenzione vaccinale: dobbiamo continuare a difenderla, perché - conclude Rizzo - l&#039;alternativa è lasciare ai nostri figli il rischio di malattie che potremmo evitare&quot;.
