---
title: &quot;Alimentazione, &#8216;siamo sazi ma non lo sappiamo&#8217;, un test per capire quando fermarsi&quot;
description: &quot;Roma, 14 lug. (Adnkronos Salute) - La vita all&#039;aperto, aperitivi che diventano cena, pranzi saltati e recuperati, tavolate che si allungano per ore: l&#039;estate è probabilmente la stagione in cui i segnali di fame e sazietà vengono messi più facilmente alla prova. Eppure il tema va oltre le abitu...&quot;
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/adnkronos-images/Cibo_mangiare_fg.jpg
date: 2026-07-14
author: adnkronos
url: https://laragione.eu/adnkronos/salute-adnkronos/alimentazione-siamo-sazi-ma-non-lo-sappiamo-un-test-per-capire-quando-fermarsi/
categories: [Salute]
---

# Alimentazione, &#8216;siamo sazi ma non lo sappiamo&#8217;, un test per capire quando fermarsi

![Alimentazione, &#8216;siamo sazi ma non lo sappiamo&#8217;, un test per capire quando fermarsi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/adnkronos-images/Cibo_mangiare_fg.jpg)

Roma, 14 lug. (Adnkronos Salute) - La vita all&#039;aperto, aperitivi che diventano cena, pranzi saltati e recuperati, tavolate che si allungano per ore: l&#039;estate è probabilmente la stagione in cui i segnali di fame e sazietà vengono messi più facilmente alla prova. Eppure il tema va oltre le abitudini stagionali. Sempre più dati scientifici suggeriscono che la capacità di percepire e interpretare i segnali interni del corpo gioca un ruolo importante nel comportamento alimentare e nella gestione del peso. Un semplice esercizio, da fare a metà pasto, potrebbe aiutare. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull&#039;International Journal of Obesity suggerisce che la capacità di riconoscere quando abbiamo ancora fame e quando invece abbiamo già raggiunto la sazietà, influenza il modo in cui mangiamo e, nel tempo, anche la gestione del peso.

&quot;Il punto non è semplicemente mangiare meno, ma riconoscere le proprie necessità alimentari caratterizzate da varietà della dieta e dal corretto bilancio tra i diversi principi nutritivi&quot;, spiega Silvia Bettini, Centro per lo studio e il trattamento integrato dell&#039;obesità, dell&#039;Azienda ospedale università di Padova, presidente in carica della Società italiana dell&#039;obesità, sezione Triveneto. &quot;Fame e sazietà sono meccanismi fisiologici complessi che possono essere influenzati da stress, distrazione, velocità dei pasti e contesto sociale. Recuperare attenzione a questi segnali significa rendere il rapporto con il cibo più consapevole e il percorso alimentare più sostenibile nel tempo”.

La fame fisiologica - riferisce una nota - è quella che il corpo manifesta con segnali progressivi e riconoscibili. Accanto a questa, però, esistono forme di fame più difficili da distinguere: quella automatica, legata all&#039;abitudine e al contesto; quella emotiva, che può emergere in risposta a stress o noia e quella sociale, particolarmente frequente nei mesi estivi e nelle festività quando la convivialità diventa parte integrante dell&#039;alimentazione. Il problema non è il singolo aperitivo o la cena più lunga del solito, ma la ripetizione di situazioni in cui si mangia senza interrogarsi su cosa sta davvero chiedendo il corpo. Quando la fame viene guidata dall&#039;orario, dall&#039;ambiente o dalle emozioni, il segnale di sazietà rischia di diventare meno leggibile.

&quot;Molte persone - continua Bettini - non mangiano solo perché hanno fame, ma perché si trovano in una situazione che invita a mangiare. Questo non è un fallimento della volontà, ma il risultato dell&#039;interazione tra segnali biologici, abitudini e ambiente. Distinguere fame fisiologica, fame automatica e fame sociale è il primo passo per non confondere il desiderio del momento con un reale bisogno dell&#039;organismo&quot;.

La sazietà non è un interruttore che si accende all&#039;improvviso. È un processo progressivo che richiede tempo e attenzione. Una ricerca condotta su 1.181 adulti - si legge nella nota - ha osservato che una minore capacità di percepire i segnali interni del corpo era associata a un Bmi (Indice di massa corporea) più elevato e che questa relazione era in parte spiegata da una minore attenzione alla sazietà durante il pasto e da comportamenti di alimentazione emotiva: la sazietà viene riconosciuta più tardi. Il corpo invia segnali, ma spesso arrivano in un contesto in cui non siamo disponibili ad ascoltarli. &quot;Per questo – precisa l&#039;esperta - parlare di sazietà è importante: significa spostare l&#039;attenzione dal controllo rigido alla consapevolezza progressiva&quot;.

La buona notizia è che la percezione della sazietà può essere riallenata. Non attraverso restrizioni rigide o regole punitive, ma recuperando attenzione ai segnali del corpo. Una recente revisione pubblicata su Nutrients - riporta la nota - evidenzia come fame e sazietà siano processi vulnerabili a numerosi fattori della vita moderna, tra cui stress, velocità dei pasti, memoria, contesto e distrazioni “Molte persone interpretano la difficoltà a fermarsi come una mancanza di volontà, ma spesso non è così. Quando si mangia in modo rapido, distratto o in contesti molto stimolanti – chiarisce Bettini - riconoscere il momento in cui il corpo è soddisfatto diventa più difficile individuare i segnali di fame e sazietà durante il pasto. In questo percorso possono essere utilizzati strategie diverse, dall&#039;educazione alimentare agli strumenti che aiutano a rendere più percepibile la sensazione di pienezza, sempre all&#039;interno di un approccio personalizzato”.

In questo percorso possono trovare spazio anche strumenti non sistemici che agiscono attraverso un meccanismo fisico. È il caso di un idrogel super-assorbente (Plenity), formato principalmente da 2 ingredienti di origine naturale, un derivato della cellulosa e acido citrico (contenuto, ad esempio, negli agrumi). Assunto con acqua prima dei pasti, il materiale, a livello dello stomaco, si idrata e aumenta di volume formando una matrice gelificata che occupa spazio. Questo meccanismo favorisce la sensazione di pienezza, senza assorbimento sistemico. &quot;Non si tratta di sostituire la consapevolezza alimentare, ma di supportarla&quot;, sottolinea Alessandro Sannino , professore di Scienza dei materiali all&#039;Università del Salento e ideatore della tecnologia. &quot;La struttura tridimensionale del materiale è progettata per mantenere stabilità ed elasticità durante il transito gastrointestinale e per disgregarsi successivamente in modo controllato, una volta raggiunto il colon. Il risultato - aggiunge - è un&#039;azione esclusivamente fisica e meccanica che contribuisce alla sensazione di pienezza senza interferire con i processi fisiologici dell&#039;organismo&quot;.

L&#039;errore più comune &quot;è pensare che la sazietà coincide con la sensazione di essere pieni - osserva Bettini - In realtà il corpo lo comunica molto prima di arrivare a quel punto. Imparare a riconoscere questi segnali significa interrompere il pasto quando sono state raggiunte le proprie esigenze nutrizionali, non quando si è ormai mangiato oltre il necessario. Per questo può essere utile fermarsi qualche istante e fare una verifica durante il pasto&quot;.

Nel dettaglio - conclude la nota - l&#039;invito è a fermarsi a metà piatto, appoggiare le posate e interrompere, per qualche istante, il ritmo del pasto. A questo punto ci si chiede se si ha ancora fama La prima verifica è semplice: il corpo sta chiedendo altro cibo oppure si sta continuando solo perché il piatto non è finito?. Per distinguere la fame dal contesto ci si chiede se si stia mangiando perché si ha davvero fame o perché il cibo è ancora davanti, se si è in compagnia, il pasto si sta allungando o sta sembra continuare normale?. Per valutare il livello di pienezza, il suggerimento è di provare a capire, su una scala da 1 a 10, dove ci si trovi. L&#039;obiettivo non è arrivare a 10, cioè alla pienezza totale, ma riconoscere il punto in cui il corpo è già soddisfatto. La domanda finale è: &#039;potrei fermarmi adesso e stare bene?&#039; Se la risposta è sì, il segnale di sazietà è probabilmente arrivato. Se la risposta è no, si può continuare a mangiare, ma più lentamente, ripetendo il test dopo qualche boccone.
