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Anziani più soli e senza strategia nazionale, alert psicogeriatri ‘rischio fragilità silenziosa’

23 Marzo 2026

Roma, 23 mar. (Adnkronos Salute) – L’Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo, ma anche tra i più soli d’Europa: secondo i dati Eurostat, il 14% degli anziani dichiara di non avere nessuno a cui chiedere aiuto e il 12% nessuno con cui confidarsi, circa il doppio rispetto alla media europea (6,1%). “Dati che evidenziano un vuoto strutturale: nonostante la rilevanza del fenomeno, l’Italia non dispone ancora di una strategia nazionale organica per contrastare la solitudine, a differenza degli altri Paesi occidentali che hanno già adottato piani dedicati, mentre nel Regno Unito e in Giappone sono stati istituiti veri e propri ministeri per affrontare il problema”. Questi temi saranno al centro del 26.esimo congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip), in programma a Padova dal 26 al 28 marzo, che riunirà oltre 600 specialisti tra geriatri, psichiatri, neurologi e operatori sanitari.

Non è solo una questione sanitaria, ma sociale. “Sempre più anziani vivono in contesti urbani profondamente trasformati: negozi di prossimità che chiudono, servizi che si spostano verso le periferie, trasporti pubblici poco accessibili, carenza di spazi verdi e aumento dell’inquinamento. In molte città restano anziani che si sentono disimpegnati dalla vita, quasi fantasmi in quartieri che non riconoscono più – ricorda l’Aip – A questa fragilità sociale si somma quella economica: in Italia gli over 65 rappresentano circa il 24% della popolazione (Istat), ma sono tra i gruppi più esposti all’aumento del costo della vita a fronte di pensioni spesso non adeguate. In un Paese sempre più longevo, dove si stimano circa 73 anni di vita in buona salute, la vera sfida non è solo vivere più a lungo, ma vivere meglio. Senza una strategia nazionale contro la solitudine, il rischio è quello di lasciare una parte crescente della popolazione in una condizione di fragilità silenziosa, con conseguenze sanitarie, sociali ed economiche sempre più rilevanti”.

La solitudine, infatti, “non è solo un problema umano, ma anche clinico ed economico. È associata a un aumento del 50% del rischio di demenza e del 30% della mortalità precoce, ed è riconosciuta come uno dei fattori modificabili della demenza, di cui circa il 5% dei casi è attribuibile all’isolamento sociale. Inoltre, le persone sole ricorrono più frequentemente ai servizi sanitari, contribuendo a un sovraccarico del sistema sanitario nazionale”, sottolineano gli specialisti.

“Otto Paesi occidentali hanno già attivato piani nazionali contro la solitudine – sottolinea Diego De Leo, presidente Aip – mentre in Italia siamo ancora fermi all’attuazione concreta delle norme. È un problema enorme e sottovalutato. Le linee guida internazionali suggeriscono che mantenere relazioni quotidiane con 5-6 persone diverse può contribuire significativamente alla prevenzione del deterioramento cognitivo e del disagio psicologico”. A rendere il quadro ancora più complesso è il contesto internazionale. “La guerra in corso e le tensioni globali stanno generando nei nostri pazienti un clima che ricorda quello precedente alla Seconda Guerra Mondiale – osserva il professor Diego De Leo – Molti anziani percepiscono una minaccia concreta e diffusa, con un senso di inquietudine crescente. Una dimensione psicologica che si intreccia con isolamento sociale e fragilità economica, aumentando il rischio di ansia, depressione e declino cognitivo”.

Il 26.esimo congresso Aip affronterà queste sfide con un approccio integrato, che mette al centro la persona anziana nella sua complessità biologica, psicologica e sociale. “Tra i temi principali le nuove terapie per Alzheimer e demenze; depressione, apatia e disturbi neuropsichiatrici; ruolo dei determinanti sociali di salute; impatto dell’intelligenza artificiale nella cura; etica, caregiving e organizzazione dei servizi. Particolare attenzione sarà dedicata proprio al tema della solitudine e delle sue implicazioni cliniche. La scelta di Padova non è casuale: come molte città italiane, rappresenta un esempio concreto delle trasformazioni urbane in atto, tra centri storici che si svuotano e servizi che si spostano verso le periferie. Un contesto che rende ancora più urgente ripensare modelli di assistenza e inclusione sociale per la popolazione anziana”, conclude l’associazione.

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