Berardi (One Health Fondation): “Con FederCusi atenei al centro della prevenzione”
Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) – Siglato questa mattina l’accordo tra FederCusi e One Health Foundation per promuovere la cultura della prevenzione negli atenei italiani, a partire dall’università Politecnica delle Marche. “L’intesa punta a formare i giovani secondo il paradigma One Health che integra salute umana, ambiente ed ecosistemi, con l’obiettivo di diffondere corretti stili di vita e rafforzare la consapevolezza sui temi della salute globale”. Così Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletto di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), in occasione della firma del protocollo d’intesa, oggi a Roma.
Fulcro del progetto “sarà la creazione dei primi ‘Ambasciatori della salute’: studenti universitari e sportivi formati per promuovere buone pratiche tra i coetanei e nella popolazione – spiega Berardi – con particolare attenzione anche alle fasce d’età più giovani. Un modello comunicativo ‘peer to peer’, in cui sono i giovani stessi a parlare ai giovani, per rendere più efficace la divulgazione scientifica e preventiva”. Il protocollo prevede inoltre “la realizzazione di progettualità condivise, tra cui i ‘Villaggi della salute’, iniziative territoriali dedicate a screening e informazione sanitaria. Nei 3 anni dalla sua nascita, One Health Foundation ha già erogato oltre 7mila visite gratuite su tutto il territorio nazionale. L’accordo con FederCusi rappresenta un ulteriore passo per intercettare la popolazione universitaria, considerata una fascia strategica su cui intervenire precocemente per incidere in modo significativo sugli stili di vita e sulla prevenzione”, conclude la presidente.
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
Leggi anche
Chirurgia estetica in crescita, ma è rivoluzione ‘soft’: i trend dal seno ai filler
Cure domiciliari onco-ematologiche, Ail riceve 100mila euro da campagna Tigotà
Tumori ginecologici-mammari, problemi di sessualità per 40% pazienti ma solo 7% chiede aiuto