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Cancro retto extraperitoneale, a Roma specialisti a confronto su terapie personalizzate

2 Aprile 2026

Roma, 2 apr. (Adnkronos Salute) – Oltre 200 medici si sono riuniti all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma per un convegno dedicato a uno dei temi più attuali dell’oncologia: l’equilibrio tra escalation e de-escalation nel trattamento del cancro del retto extraperitoneale. Un approccio che segna il passaggio da protocolli standardizzati a strategie sempre più calibrate sul singolo paziente. L’iniziativa, promossa da Roberto Santoro, primario della Chirurgia digestiva epato-bilio-pancreatica dell’istituto, ha visto la partecipazione di alcuni tra i principali esperti del settore tra cui Carlo Garufi, Giuseppe Ettorre, Massimo Carlini e Gianfranco Gualdi, informa una nota.

Al centro del dibattito le due strategie terapeutiche che oggi guidano le scelte cliniche. Da un lato l’escalation, ovvero l’intensificazione delle cure nei casi più complessi: tumori localmente avanzati, margini a rischio evidenziati dalla risonanza magnetica, fattori prognostici sfavorevoli. In questi casi si punta su radiochemioterapia neoadiuvante, combinazioni di trattamenti e, sempre più spesso, sulla Total neoadjuvant therapy (Tnt) che integra chemioterapia e radioterapia prima dell’intervento chirurgico. L’obiettivo è chiaro: aumentare il controllo della malattia e ridurre il rischio di metastasi. Dall’altro lato la de-escalation rappresenta la frontiera opposta, ma complementare: ridurre l’intensità delle cure quando possibile, evitando tossicità inutili. Un’opzione che riguarda pazienti con tumori iniziali o con risposta completa alla terapia, nei quali si possono adottare approcci meno invasivi, fino alla strategia ‘watch and wait’, che consente in alcuni casi di evitare l’intervento chirurgico preservando la qualità della vita.

Il punto di sintesi emerso dal convegno è una nuova visione della cura oncologica: non più un modello unico valido per tutti, ma percorsi costruiti su misura. La personalizzazione passa attraverso l’imaging avanzato, in particolare la risonanza magnetica pelvica, la valutazione della risposta ai trattamenti e le caratteristiche biologiche del tumore. “In oncologia – è il messaggio condiviso dagli specialisti – la sfida non è solo curare di più, ma curare meglio”. Il futuro del trattamento del tumore del retto extraperitoneale si gioca proprio su questo equilibrio: massimizzare l’efficacia quando necessario, ridurre l’impatto terapeutico quando possibile. Un cambio di paradigma che mette al centro non solo la sopravvivenza, ma anche la qualità della vita dei pazienti.

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