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Cardiologo Perrone Filardi: “Nelle donne il 40% della mortalità è cardiovascolare”

27 Maggio 2026

Roma, 27 mag. (Adnkronos Salute) – “Le donne presentano un impatto cardiovascolare più rilevante rispetto agli uomini, sia in termini di mortalità sia di disabilità. Le malattie cardiovascolari, in particolare quelle ischemiche, rappresentano infatti la principale causa di morte e ricovero anche nella popolazione femminile, contribuendo a circa il 40% della mortalità complessiva, contro il 32-33% degli uomini”. Lo ha detto Pasquale Perrone Filardi, direttore del Dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell’università degli Studi di Napoli Federico II, past president Sic (Società italiana di cardiologia), intervenuto all’evento ‘Qui, per la salute di ogni donna’, promosso a Roma da Organon.

Perrone Filardi evidenzia come questo dato sia destinato a crescere a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita delle donne. “L’invecchiamento comporta una maggiore presenza di patologie concomitanti, non solo cardiovascolari, ma anche metaboliche, endocrine e renali, che rendono la gestione clinica più complessa”, spiega. Secondo l’esperto, diventa quindi sempre più necessario un “approccio multidisciplinare e integrato”, in grado di tenere conto delle “differenze di genere e dei fattori di rischio specifici delle donne, spesso ancora sottovalutati”. Tra questi, ad esempio, i “disturbi della gravidanza come il diabete gestazionale o la preeclampsia, oggi riconosciuti come elementi importanti nella valutazione del rischio cardiovascolare futuro”. Un momento chiave nella vita femminile è la menopausa, che segna una transizione significativa. “Prima della menopausa il rischio è più spesso oncologico, dopo diventa prevalentemente cardiovascolare, anche per la perdita dell’effetto protettivo degli estrogeni”, osserva il cardiologo. In questa fase, sottolinea, “dovrebbe essere effettuato uno screening cardiovascolare strutturato”. Filardi richiama inoltre l’attenzione su un concetto più ampio di rischio, definito cardio-metabolico e cardio-renale-metabolico, che include condizioni come obesità, diabete e malattie renali, sempre più frequenti con l’età. “La medicina moderna – rimarca il past president Sic – deve affrontare la complessità legata all’invecchiamento e alla multimorbilità. Per questo la prevenzione diventa centrale: intervenire nelle fasi iniziali delle malattie è più efficace rispetto alla gestione delle fasi avanzate”.

Infine, il cardiologo sottolinea il ruolo decisivo della medicina territoriale: “Il medico di medicina generale rappresenta il primo punto di riferimento per il paziente e deve lavorare in stretta integrazione con gli specialisti. Il futuro della sanità è un modello sempre più territoriale e multidisciplinare, anche grazie alle nuove strutture previste dal Pnrr”, conclude.

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