Dalle storie dei pazienti allo studio degli organi, raccontarli con i fumetti della ‘graphic medicine’
Roma, 16 apr. (Adnkronos Salute) – I fumetti fanno bene alla salute. A raccontare il perché ci pensa la ‘graphic medicine’, storie a fumetti che trattano i temi della malattia, della disabilità e del rapporto tra pazienti e professionisti sanitari. Un lavoro interdisciplinare che mette i professionisti e i pazienti al centro delle storie che posso parlare del vissuto di una malattia, aiutare nella formazione o nella comunicazione e nella divulgazione medico-scientifica. Questi libri illustrati nascono dalla volontà dei pazienti o caregiver, ma sono sempre storie potenti in grado di comunicare molto a chi legge. La Camera ha ospitato oggi l’incontro istituzionale ‘Perché i fumetti fanno bene alla salute’. Tra i presenti il presidente di Graphic Medicina Italia, Stefano Ratti.
“Portiamo le storie dei pazienti fuori dall’ospedale o almeno ci proviamo”, spiega Ratti all’Adnkronos Salute. “Storicamente la vignetta è stata usata con diverse modalità per raccontare quello che accade ai pazienti, ma la graphic medicine non è solo un fumento – precisa – è un lavoro integrato” che mette insieme arte, ricerca e scienza. Potremmo in futuro parlare di consenso informato ai i pazienti con un fumetto? “Sì, ma è un percorso lungo, quindi possiamo dire che la graphic medicine non è ancora uno strumento usato all’interno della sanità pubblica, ma già grazie a questo incontro facciamo un passo avanti e c’è tanta attenzione”, sottolinea l’esperto.
Oggi Graphic Medicina Italia ha diverse declinazioni, ci sono le biografie a fumetti di un organo o il volume ‘Primo paziente’ sulla donazione del corpo alla scienza. “I lavori sono interdisciplinari, anche mettere i professionisti e i pazienti al centro delle storie è un successo che fa bene alla sanità – ha detto Ratti nel suo intervento all’incontro alla Camera – Al Centro di anatomia clinica dell’Università di Bologna ci occupiamo di formazione in medicina, ma anche di malattie rare, e c’è un’importante collezione museale. Poi abbiamo una grande fortuna: siamo un centro nazionale per la donazione del corpo alla scienza e lavoriamo con tantissimi studenti e la graphic medicine la usiamo con loro. Oggi i fumetti stanno salvando la capacità di raccontare storie, lo dimostra anche quello che fa Netflix che crea delle serie Tv dalle graphic novel”.
La definizione e il sito web Graphicmedicine.org sono nati nel 2007 grazie all’intuizione del medico di famiglia, disegnatore e sceneggiatore Ian Williams, autore dei romanzi grafici ‘The Bad Doctor’ e ‘The Lady Doctor’. Nel corso del tempo, a questo primo nucleo si sono aggiunti autori e ricercatori provenienti dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e dal Canada, fino alla fondazione nel 2019 del Graphic Medicine International Collective, gruppo interdisciplinare di cultori della materia attivo nel Regno Unito, in Usa, Canada, Spagna, Giappone e ora anche in Italia.
L’11 marzo ha preso il via il corso elettivo ‘Graphic-Based Medicine: Formazione, narrazione e vomunicazione medica a fumetti’, attivato all’interno del Corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. Curato da Veronica Moretti e Stefano Ratti, il corso si articola in 3 moduli e può essere scelto già dal primo anno. “Il corso si fonda su una sintesi di strategie didattiche differenti: dopo alcune ore frontali indirizzate a conferire le necessarie conoscenze teoriche ed operative implicate nella graphic-medicine, verrà privilegiato un apprendimento di tipo esperienziale attraverso la lettura di selezionate graphic novel e la creazione di uno short-comic. Il corso ospiterà interventi di esperti internazionali nel campo della graphic medicine, che condivideranno le loro esperienze e ricerche sull’uso del linguaggio grafico nella medicina”, riporta il sito www.graphicmedicineitalia.org.
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