Dolore acuto per 80% degli italiani, in aumento disturbi muscoloscheletrici e malattie da lavoro
Roma, 22 mag. (Adnkronos Salute) – Il dolore acuto rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per la salute pubblica in Italia. Secondo i dati dell’Osservatorio YouGov, 8 italiani su 10 hanno sofferto almeno un episodio di dolore nell’ultimo anno, con manifestazioni che spaziano dal dolore muscoloscheletrico al dolore dentale, dal dolore mestruale alla cefalea, fino al dolore associato a raffreddore e influenza. All’interno di questo quadro, i disturbi muscoloscheletrici (Dms) rappresentano una delle cause più frequenti di dolore nella popolazione adulta e mostrano una crescita costante nei trattamenti farmacologici. Secondo il Global Health Inclusivity Index (studio condotto dall’Economist Impact con il contributo del gruppo Haleon), i Dms sono responsabili ogni anno in Italia di oltre 4 miliardi di euro di costi tra spesa sanitaria pubblica e privata, perdita di produttività, assenze, turnover e pensionamenti anticipati. Investire in prevenzione permetterebbe di risparmiare oltre 1,72 miliardi di euro l’anno solo in Italia.
Secondo i dati Inail – riporta una nota – il 71,5% delle denunce di malattie professionali nel 2024 riguarda patologie muscoloscheletriche, in aumento rispetto al 68% del 2020. Tra i fattori all’origine dei Dms, uno dei più rilevanti è l’evoluzione delle abitudini lavorative: il numero di lavoratori da remoto è aumentato di 6,5 volte rispetto al 2019, un cambiamento che ha introdotto milioni di persone a postazioni non ergonomiche, spesso improvvisate, favorendo l’aumento di tensioni muscolari, dolori cervicali e lombari. A questo si aggiunge che 1 italiano su 3 dichiara livelli elevati di stress e che il 30% della popolazione ha più di 60 anni, fascia d’età fisiologicamente più esposta a dolore articolare e perdita di massa muscolare. I disturbi muscoloscheletrici non riguardano più soltanto le professioni fisicamente impegnative: oggi colpiscono artigiani, operatori sanitari, lavoratori della logistica, ma anche impiegati e persone che trascorrono molte ore al computer, anche in smart working.
“Questi dati mostrano come il dolore non sia semplicemente un sintomo, ma rappresenti sempre più un vero e proprio fenomeno sociale, economico e lavorativo che coinvolge tutti – osserva Fabrizio Gervasoni, medico fisiatra, direttore Sc distretto Municipio 2 dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano – In una popolazione che vive più a lungo e che è quotidianamente esposta a fattori di rischio legati al lavoro e agli stili di vita, prevenzione e trattamento tempestivo del dolore diventano elementi cruciali per preservare mobilità, autonomia e qualità della vita. Movimenti ripetitivi, sovraccarichi a danno delle nostre articolazioni, ma soprattutto il mantenimento prolungato di posture scorrette durante la giornata lavorativa – chiarisce l’esperto – sono diventati parte della nostra quotidianità, contribuendo alla diffusione dei disturbi a carico di muscoli, tendini e articolazioni. E’ quindi necessario quello che viene definito empowerment del paziente: ovvero un approccio informato e consapevole, che preveda il coinvolgimento attivo della persona in attività di educazione, prevenzione, esercizio e uso appropriato delle terapie disponibili”.
L’aumento dell’incidenza di condizioni di dolore acuto nella popolazione e il conseguente crescente ricorso all’automedicazione rendono centrale il tema dell’appropriatezza terapeutica, in un Paese dove l’uso degli antinfiammatori Fans è molto diffuso e spesso rappresenta la prima risposta immediata al dolore. Gli analgesici orali – si evidenzia nella nota – tra il 2019 e il 2024 hanno registrato una crescita di 3 milioni di unità vendute. In questo scenario l’innovazione farmacologica ha reso disponibili molecole che permettono un approccio più selettivo al trattamento del dolore, con profili farmacologici ottimizzati e una risposta analgesica rapida. Tra queste – si legge – il dexibuprofene rappresenta un’opzione di interesse terapeutico, grazie alla disponibilità della sola componente attiva che consente un’azione farmacologica con dosaggi mirati e un metabolismo meno complesso. Trattandosi di Fans, rimane centrale il principio di appropriatezza d’uso: il coinvolgimento del medico e del farmacista è fondamentale per garantire una scelta terapeutica personalizzata, sicura e coerente con il profilo clinico del paziente.
Il dexibuprofene – descrive la nota – è l’enantiomero S (+) farmacologicamente attivo dell’ibuprofene, ovvero responsabile dell’effetto analgesico e antinfiammatorio. La disponibilità della sola componente attiva consente di ottenere un effetto analgesico e antinfiammatorio efficace con dosi inferiori rispetto alla miscela racemica, con un metabolismo meno complesso e senza necessità di conversione metabolica dell’enantiomero inattivo. Dati clinici in ambito odontoiatrico e sul trattamento di pazienti con dismenorrea primaria mostrano un’insorgenza relativamente rapida dell’effetto, con un sollievo significativo già entro la prima mezz’ora dopo l’assunzione del farmaco. Come per tutti i Fans, l’impiego del dexibuprofene richiede un utilizzo appropriato e personalizzato, tenendo conto del profilo clinico del paziente, delle eventuali comorbilità e delle terapie concomitanti.
“La gestione del dolore – dichiara Antonio Limitone, Medical Affairs Lead Southern Europe Haleon – rappresenta un ambito dove esiste ancora oggi un bisogno insoddisfatto molto significativo: milioni di persone convivono con episodi di dolore acuto che impattano sulla qualità della vita, sulla produttività e sulle relazioni sociali. Come Haleon, abbiamo una lunga esperienza nel campo del sollievo dal dolore e continuiamo a investire per rendere accessibili ai cittadini soluzioni sempre più mirate, basate su evidenze solide e su un uso consapevole dei farmaci. Il farmaco antinfiammatorio lanciato di recente è un esempio concreto del nostro impegno nel supportare la gestione del dolore, con un approccio che tiene insieme efficacia, sicurezza e attenzione alle esigenze reali delle persone”.
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