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Esitazione vaccinale, come superare pregiudizi e timori? I consigli degli esperti

Marzo 9, 2022

Roma, 9 mar. (Adnkronos) – Nonostante i solidi sistemi di sicurezza predisposti per i vaccini, molti genitori rimangono perplessi in merito all’uso dei vaccini infantili e al calendario vaccinale. Soprattutto in questo periodo la pandemia da Covid 19 ha riportato in primo piano l’esitazione vaccinale, che in alcuni casi potrebbe far tornare alla ribalta alcune patologie che potrebbero essere scongiurate grazie ai vaccini. Oggi si parla molto di vaccino anti covid. Ma è importante non trascurare vaccinazioni fondamentali per altre importanti patologie, come le malattie batteriche invasive. E come per l’infodemia, anche in questo caso è necessario diffondere corrette informazioni ed evitare il pericolo fake news. A sottolinearlo sono i clinici e gli esperti gli esperti che hanno ribadito l’importanza della prevenzione nell’ambito di “Pre-Occupiamoci della meningite“, un progetto editoriale di sensibilizzazione sui rischi legati alla meningite, ideato e promosso dal Gruppo Adnkronos con il supporto non condizionante di Gsk Italia.

“E’ importantissimo che i pediatri siano in grado di comunicare su questo tema: i genitori sono molto sensibili e hanno paura della parola meningite, però si fa abbastanza confusione ed è difficile farne capire le diverse cause – ha precisato Silvia Gambotto, pediatra di Libera Scelta – poiché nel calendario nazionale e regionale ci sono diverse vaccinazioni per meningiti differenti, tutte importanti e raccomandate. Durante il lockdown si sono rimandate delle somministrazioni che vanno colmate e completate. Per cui ogni pediatra che ha contatto diretto con le famiglie deve identificare i casi e deve cercare di recuperare”.

“Negli ultimi anni, specialmente in età pediatrica ma anche tra gli adulti, sono aumentate le malattie batteriche invasive, cioè principalmente quelle causate da meningococco e pneumococco e, in minor misura ma sempre persistenti, quelle da Haemophilus influentiae – ha spiegato Carlo Tascini, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Il rischio di trasmissione interumana è infatti ancora molto alto. Questo continuo parlare della vaccinazione anti covid sta determinando un clima di insicurezza nei confronti di vaccini che erano entrati ormai a far parte della pratica comune, come l’antimeningococcico ad esempio. Ma si tratta di vaccini ormai sperimentati da anni, antigenici, senza genomi e quindi adiuvati, che danno una risposta per un periodo di 5-10 anni, utilizzati con sicurezza nei bambini. Queste problematiche possono quindi penalizzare vaccinazioni fondamentali che con grande fatica eravamo riusciti ad implementare, offrendo una protezione verso le malattie invasive batteriche che sono terribili”.

C’è quindi bisogno di fare corretta informazione sui vaccini. “Purtroppo, su questo tema – ha sottolineato Tascini – c’è uno scadimento delle argomentazioni. Esiste una par condicio ma è una par condicio falsa. Nel senso che di vaccini dovrebbero discuterne le persone che li hanno studiati e che ne hanno cognizione di causa. Invece assistiamo sempre più a un dibattito continuo e quotidiano che rischia di paralizzare la ricerca in questo campo. È un pericolo che dobbiamo in tutti i modi scongiurare”.

Ed è importante sfatare falsi miti. Ad esempio, ricorrente è l’idea che con il vaccino possa trasmettersi la malattia. “Nei vaccini che sono a base di antigeni proteici o polisaccaridici non c’è il batterio – ha concluso Tascini – quindi, non si trasmetterà mai la malattia. Esistono ora dei virus vivi attenuati, che servono solo a stimolare il sistema immune e possono dare delle forme lievissime di infezione ma senza creare la malattia. Nel caso della meningite è del tutto assente il batterio nel vaccino, pertanto non potrà mai causare la patologia contro cui è stato ideato e prodotto”. Altro mito da sfatare è che il bambino sia automaticamente protetto grazie agli anticorpi della mamma. “Esistono numerosi sierotipi di batteri capsulati e non è detto che la mamma li abbia tutti – ha aggiunto l’esperto -. Non a caso la maggior parte dei casi di meningite si registra nel primo anno d’età del bambino, è la dimostrazione che non ci possiamo basare solo sulla protezione indiretta offerta dalla mamma. Ancora una volta la protezione più efficace è quella fornita dalla vaccinazione”.

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