Farmaceutica, Gregis (Bayer): “Ricerca scientifica in calo di 10 punti in 10 anni”
Cernobbio, 7 set. (Adnkronos Salute) – “L’Europa corre il rischio di essere considerata solo un mercato e di non essere protagonista. Questo è evitabile. Se guardiamo le eccellenze europee in ambito scientifico, sono straordinarie: abbiamo ricerca clinica di primo livello, capitale umano, università, capacità produttiva. Il problema è come tradurre questa eccellenza scientifica in un impatto rapido nella vita delle persone. I dati parlano chiaro se guardiamo la ricerca scientifica in Europa negli ultimi dieci anni ha perso punti: siamo passati da un 23% a un 13% e vediamo che allo stesso tempo la Cina è aumentata al 18%. Ciò significa che i pazienti non hanno accesso alle nuove ricerche e che i ricercatori stessi non possono contribuire alla prossima generazione di terapie”. Così Arianna Gregis, amministratore delegato Bayer Italia, intervenendo alla 52esima edizione del Forum ‘Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive’, organizzato da Teha Group che si è svolto dal 4 al 6 settembre a Villa d’Este a Cernobbio.
“Abbiamo bisogno di puntare sul settore del Life science e sull’innovazione – ha detto – per continuare a rinforzare un ecosistema virtuoso, che passa dalla capacità di fare ricerca e sviluppo, ma anche produzione e accesso rapido, equo e sostenibile per i pazienti”. L’innovazione è quindi un tema chiave: “quando ne parliamo non basta pensare a farmaci che vengono scoperti e autorizzati, abbiamo bisogno che questa innovazione raggiunga i pazienti e la vita delle persone – ha sottolineato Gregis – Dall’ultimo report Efpia (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations) emerge che, ad oggi, solo il 45% dell’innovazione raggiunge i pazienti in Europa e il tempo medio per questo accesso può arrivare a una media di 597 giorni”. “Questo è un dato che ci preoccupa perché abbiamo bisogno di poter offrire soluzioni innovative per migliorare la vita delle persone in modo sostenibile ed equo. L’invito che facciamo, pertanto, è di poter collaborare con istituzioni, con associazioni, con società scientifiche e tutti gli interlocutori che vogliono far costruire un ecosistema della salute innovativo” ha aggiunto.
Innovazione significa anche intelligenza artificiale che “offre una grande sfida e una grande opportunità. La sfida è ridurre i tempi per produrre innovazione. Per scoprire un farmaco e metterlo a disposizione delle persone ci vogliono dai 10 ai 15 anni, ma ciò che è più eclatante è che più del 90% dei tentativi falliscono. In questo contesto, l’intelligenza artificiale può essere una grande soluzione che permette di accelerare i tempi di scoperta di nuovi target, di nuove terapie”. “Come Bayer abbiamo colto questa sfida con l’impegno di aprirci a collaborazioni. Stiamo collaborando, infatti, con i grandi della tecnologia, come Google Cloud e Recursion per poter accorciare e comprimere i tempi di scoperta delle nuove molecole. La nostra ambizione è ridurre del 40% questi tempi entro il 2030. Ciò significa non solo riuscire a portare innovazione in modo più tempestivo, ma avere sempre più soluzioni terapeutiche che accompagnano la vita delle persone per offrire più speranza e cura a malattie che ancora oggi sono incurabili” ha poi concluso.
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