Farmaceutica: Valentini (Mimit), ‘Italia secondo produttore in Europa, export da 54mld’
Roma, 9 apr. (Adnkronos Salute) – “Quando si parla di economia della salute è necessario avere il coraggio di utilizzare le parole corrette, come competitività strutturale, attrattività degli investimenti, manifattura ad alto valore aggiunto e occupazione qualificata. Si tratta di un settore”, quello farmaceutico, “che ad oggi vale 54 miliardi di euro di export e che nel 2025 ha registrato la performance migliore in Europa, con una crescita delle esportazioni di farmaci di quasi il 30% in più. Sono numeri di cui qualsiasi ministro dovrebbe vantarsi e, invece, spesso sono relegati e confinati a convegni di settore”. Lo ha detto Valentino Valentini, viceministro delle Imprese e del Made in Italy, nel videomessaggio trasmesso nel corso dell’incontro ‘Innovaction – Dialoghi sull’innovazione accessibile’, promosso da Gsk e Adnkronos a Roma, realizzato con il patrocinio di Farmindustria e dedicato all’innovazione in ambito sanitario.
“L’Italia è il secondo produttore farmaceutico d’Europa, subito dopo la Germania, e questo non deve essere un dato storico da incorniciare all’interno di una teca, ma una piattaforma da cui rilanciare continuamente – sottolinea Valentini – Il mercato stesso, infatti, ne mostra la sua credibilità. Basti guardare all’operato compiuto negli ultimi anni dai grandi player internazionali: Gsk, ad esempio, che ha organizzato questo evento, ha investito oltre 800 milioni di euro in Italia, nel quinquennio 2020-2025: il 60% per i vaccini e il 40% per i farmaci”, confermando “un impegno che riflette fiducia nei nostri siti produttivi e nelle nostre competenze scientifiche. Novartis, inoltre, ha annunciato investimenti per oltre 150 milioni entro il 2028, di cui 40 milioni per la ricerca clinica italiana e nel 2024 ha promosso circa 2mila studi, che hanno coinvolto 2.300 pazienti in più di mille centri su tutto il territorio internazionale – illustra – Nel biennio 2024-2025, complessivamente, le multinazionali attive in Italia hanno annunciato investimenti superiori ai 4 miliardi di euro in nuovi impianti e ampliamenti produttivi. Il mondo investe in Italia perché è un Paese che sa produrre, sa ricercare e sa fare. Il nostro compito, come Governo, è fare in modo che questa fiducia non venga delusa e che si trasformi in un circolo virtuoso”.
In tale contesto, il Governo, prosegue il viceministro Valentini, ha già agito contemporaneamente su più fronti, come “il Piano Transizione 5.0, con una dotazione che si è modificata, ma che sostiene la trasformazione digitale ed energetica delle imprese manifatturiere. Il farmaceutico – chiarisce – è tra i settori che ne beneficiano di più perché è avanzato sul piano della qualità produttiva e dispone anche della leva fiscale, per accelerare ulteriormente. Inoltre, stiamo portando avanti il Testo Unico della legislazione farmaceutica, un intervento che si attende da oltre vent’anni, che semplifica 800 norme già stratificate, che darà certezza agli investitori internazionali e che renderà più rapidi i percorsi autorizzativi”.
Tutto questo, evidenzia il viceministro, “non va letto come un intervento in difesa, ma come una riforma che punta a rendere l’Italia un ambiente normativo competitivo, comparabile ai migliori standard europei. Infine, stiamo lavorando anche per aumentare il numero di trial clinici in Italia perché sappiamo che, dove si sperimenta, si produce, dove si produce, si cresce e dove si cresce, si creano posti di lavoro”.
“C’è molto ancora da fare ed è giusto dirlo con onestà – continua Valentini – i tempi di accesso alle terapie innovative, ad esempio, che sono un punto cruciale per pazienti, famiglie e clinici, restano superiori alla media europea; le diseguaglianze territoriali”, sempre per quanto concerne l’accesso, “non sono scomparse; la sfida demografica, l’invecchiamento della popolazione e la fragilità, che colpisce anche i giovani, sono tutti aspetti in aumento a causa della cronicità. Tutto ciò richiederà investimenti sostenuti e politiche integrate nei prossimi anni, ma questi non ostacoli che ci devono fermare”, al contrario “sono le ragioni per cui questo settore deve essere trattato come priorità strategica nazionale, con la stessa attenzione che dedichiamo all’energia, alle infrastrutture e alla difesa”.
Le aziende farmaceutiche “investono in Italia – rimarca – quelle già insediate confermano la loro fiducia ogni anno con nuovi stabilimenti e nuovi studi clinici, mentre quelle nuove guardano al nostro Paese come hub europeo dell’industria farmaceutica perché trovano competenza, qualità produttiva e un ecosistema scientifico universitario di primo livello. Dobbiamo lavorare affinché questa reputazione non venga sprecata ma, anzi, si crei una strategia sopra essa”. In tal senso, conclude Valentini, “l’incontro di oggi rappresenta un tassello importante per definire proprio questa visione strategica”.
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