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Future Health Index 2024, opinion leader: Ia migliora l’assistenza e la qualità delle cure sanitarie

9 Luglio 2024

Roma, 9 lug. (Adnkronos Salute) – Le innovazioni basate sulla digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e l’approccio data-driven sono gli elementi chiave per affrontare le sfide del sistema sanitario italiano, tra cui la carenza di personale, le difficoltà finanziarie, l’aumento delle liste d’attesa e la crescente domanda di cure. E’ la fotografia che emerge dal Future Health Index 2024, l’autorevole studio sul settore sanitario a livello mondiale realizzato con il contributo non condizionante di Philips. Condotto tra i leader della sanità di 14 Paesi tra i quali l’Italia – si legge in una nota – lo studio esplora quali sono le sfide e le opportunità che le strutture sanitarie si trovano ad affrontare per mantenere i sistemi sanitari sostenibili e ripensare a nuovi paradigmi di assistenza.

“L’accesso alle cure – afferma Andrea Celli, Managing Director Philips Italia, Israele e Grecia – è parte essenziale e imprescindibile di un sistema sanitario ben funzionante, equo e sostenibile. Ma sempre più spesso la carenza di personale e le pressioni finanziarie stanno determinando ritardi nell’assistenza, con un aumento delle liste d’attesa e una diminuzione della qualità delle cure, con ripercussioni sia sul personale che sui pazienti. Grazie alla digitalizzazione, all’analisi più precisa dei dati e all’intelligenza artificiale – sottolinea – i leader della sanità stanno sempre più spesso automatizzando i flussi di lavoro e utilizzando l’Ia a supporto del processo decisionale, per rendere le diagnosi più precise e accurate. In Philips siamo impegnati a collaborare con gli operatori sanitari in questo percorso di trasformazione per creare una sanità sempre più digitale, connessa e accessibile. Un traguardo che può essere raggiunto solo in partnership, mettendo a fattor comune competenze e know how di tutto l’ecosistema sanitario”.

La maggior parte dei leader italiani della sanità riconosce il forte impatto della riduzione del personale sulle attività di reparto. Burnout, stress, peggioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata e del morale dello staff, secondo gli intervistati, sono superiori in Italia (88%) rispetto al resto del mondo (66%) e all’Europa (71%). Quasi tre quarti dei leader (74%) vedono inoltre il personale abbandonare il proprio ruolo a causa degli eccessivi carichi di lavoro, con un ulteriore impatto sull’erogazione delle cure. In questo contesto, l’automazione è considerata un’alleata per limitare l’impatto della carenza di personale, in particolare per ridurre i compiti amministrativi quotidiani (86%) e per gestire le attività ripetitive (81%), valorizzando le loro competenze (78%). Inoltre, il 37% degli intervistati ritiene che l’assistenza sanitaria virtuale possa aiutare a facilitare la collaborazione tra gli operatori sanitari in diverse sedi, migliorando l’assistenza ai pazienti e riducendo i tempi di risposta clinica.

Inoltre – prosegue la nota – gli insights forniti dai dati racchiudono un enorme potenziale per rendere il settore più efficiente e per migliorare l’assistenza ai pazienti, in primis a supporto delle procedure diagnostiche e terapeutiche (57%), contribuendo a ridurre le liste d’attesa, ma anche per ottimizzare i percorsi di cura (54%) e per ridurre le riammissioni in ospedale (35%). Con l’accelerazione verso l’implementazione del Fascicolo sanitario elettronico 2.0, tra le misure finanziate dai fondi del Pnrr destinati alla sanità, l’interoperabilità dei dati sanitari rappresenta una sfida non più rimandabile per i leader del settore: l’interconnessione tra le informazioni all’interno delle cartelle cliniche e altre piattaforme è un obiettivo da raggiungere per il 40% degli intervistati.

Con una crescita degli investimenti del 35% nel 2023, l’intelligenza artificiale rappresenta una realtà diffusa in particolare in radiologia dove l’Ia non solo consente di accelerare il processo di acquisizione delle immagini senza artefatti e rumore, evitando di ripetere l’esame, ma può anche supportare i clinici nel processo decisionale. Tra le aree dove sono previsti investimenti in Ia a supporto del processo decisionale nei prossimi 3 anni spiccano: da soluzioni capaci di rendere più efficiente il monitoraggio dei pazienti in ospedale (38%) e da remoto (41%), a quelle che migliorino la prevenzione e l’individuazione delle patologie (38%). Il settore, però, pone l’accento anche sulla necessità di individuare politiche sull’uso etico dei dati e dell’Ia: per circa la metà dei leader italiani è fondamentale non solo investire in formazione ed educazione in modo costante (55%), ma anche rendere l’intelligenza artificiale più trasparente e interpretabile (49%), dimostrando di essere in linea con le premesse dell’Ai Act recentemente approvato dal Parlamento europeo e con il disegno di legge proposto dal Consiglio dei ministri.

Infine, responsabile di oltre il 4% delle emissioni globali di CO2, più dell’industria aeronautica e dei trasporti, il settore sanitario non può tendere all’efficienza senza impegnarsi per diminuire il proprio impatto ambientale. Una sensibilità avvertita dall’83% degli intervistati, che ritengono la sostenibilità una priorità assoluta per le organizzazioni sanitarie. Le azioni già intraprese riguardano soprattutto la riduzione dei rifiuti (45%), l’eliminazione delle sostanze pericolose (39%) e l’efficienza energetica (32%), quest’ultima considerata una strategia da implementare nelle proprie strutture nei prossimi tre anni dal 42% dei leader di settore.

La sostenibilità, inoltre, rappresenta una tematica sempre più determinante anche negli acquisti: il 46% dichiara di voler selezionare fornitori con target e iniziative di sostenibilità e di privilegiare l’acquisto di apparecchiature più sostenibili anche in ottica di economia circolare (44%). Una sensibilità condivisa in particolare con le aziende health tech, che per quasi un terzo (32%) dei leader italiani rivestono un ruolo chiave nel migliorare la tempestività e la qualità dell’assistenza, oltre alle istituzioni governative (55%).

“E’ incoraggiante – osserva Celli – notare che la stragrande maggioranza dei leader italiani della sanità coinvolti nello studio riconosca che la riduzione dell’impatto ambientale dei sistemi sanitari dovrebbe essere una priorità assoluta. Tuttavia, molti di loro sono alle prese con sfide senza precedenti. Questo dimostra l’urgenza di adottare soluzioni tecnologiche che siano al tempo stesso innovative e sostenibili e – conclude – contribuiscano a ridurre i costi delle cure”.

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