Gimbe, Italia 15esima in Europa su spesa sanitaria pro-capite 2025, ‘divario 36 mld rispetto a media’
Milano, 2 set. (Adnkronos Salute) – “Nel 2025, per spesa sanitaria pubblica pro-capite, l’Italia si colloca al 15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella dei Paesi europei, entrambe pari al 7,1%. Sul fronte della spesa pro-capite a parità di potere di acquisto, il divario rispetto alla media dei Paesi europei ha superato i 36 miliardi di euro”. Sono i dati messi in evidenza da un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe in vista della Manovra 2027. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità – dichiara il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta – non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su 10”.
In vista dell’avvio del confronto sulla prossima Legge di Bilancio, Gimbe ha preso in esame i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2025 nei Paesi Ocse, “con l’obiettivo di offrire elementi oggettivi al confronto politico e al dibattito pubblico, sottraendo il tema a letture strumentali”, si spiega in una nota. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 17 luglio 2026. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (Ppp). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale ( per esempio Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (come Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (Usa, Svizzera).
Nel 2025, analizza dunque Gimbe, in Italia la spesa sanitaria pubblica è pari al 6,2% del Pil, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al 2024 e nettamente inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, entrambe al 7,1%. Sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del PIL) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro-capite nel 2025 in Italia è pari a 3.952 dollari: 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Ue, 14 investono più dell’Italia: dai 47 dollari in più della Spagna (3.999) ai 4.774 in più della Germania (8.726). “Nel confronto europeo – commenta Cartabellotta – l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”.
Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei, evidenzia Gimbe. Da allora, tuttavia, “il divario si è progressivamente ampliato per effetto di tagli e definanziamenti, raggiungendo 424 dollari pro-capite nel 2019. È cresciuto ulteriormente negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e ancora nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile”. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse, secondo l’analisi, raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (Ppp), corrispondenti – sulla base dei parametri Ocse – a 612,4 euro pro-capite. “Rapportato ai quasi 59 milioni di residenti rilevati dall’Istat all’1 gennaio 2026 – commenta Cartabellotta – il gap complessivo sfiora 36,1 miliardi di euro. È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia”.
Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2025, continua il presidente di Gimbe, “restituisce una fotografia impietosa: l’Italia è sempre stata fanalino di coda nel G7. Ma quello che nel 2008 era un distacco contenuto oggi si è trasformato in un abisso”. Nel 2025, si legge nel report, l’Italia si conferma ultima nel G7 con 3.952 dollari pro-capite, meno della metà della Germania (8.726). “Emblematico il Regno Unito – aggiungono gli autori del focus – che condivide con l’Italia il modello Beveridge: partito nel 2008 poco sopra il nostro Paese e rimasto su un trend di crescita contenuto sino al 2019, dal 2020 ha aumentato in maniera consistente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e collocandosi poco al di sotto della Francia”.
In questo contesto le recenti valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa “convergono su una lettura apparentemente paradossale – riporta Gimbe – il Ssn continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, ma si sta progressivamente deteriorando la sua capacità di erogare prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili”, in particolare per le fasce socio-economiche più fragili. “Il campanello d’allarme – chiosa Cartabellotta – questa volta suona direttamente da Bruxelles. Nel Country Report 2026 della Commissione europea, per la prima volta, le criticità del Ssn non vengono più lette solo come un problema di tutela della salute, ma vengono esplicitamente collegate anche all’equità sociale e alla produttività del Paese. Non a caso, lo scorso 10 luglio il Consiglio dell’Ue ha adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e affronti le carenze di personale nelle professioni chiave. Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”.
In questo quadro, rileva la Fondazione, “diventa ancora più urgente conoscere gli esiti della riforma dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr: all’1 settembre, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità”. Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie alla rendicontazione dei due target. “Senza dati aggiornati su servizi effettivamente erogati e personale disponibile – commenta Cartabellotta – rimane concreto il rischio, più volte denunciato dalla Fondazione Gimbe, che le nuove strutture restino delle ‘scatole vuote’: target europei centrati, rate incassate ed edifici realizzati, ma incapaci di garantire quella presa in carico territoriale per cui ci siamo indebitati”.
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