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Infettivologo Bonfanti: “Favorire aderenza rivedendo terapie Hiv obsolete”

27 Febbraio 2026

Roma, 27 feb. (Adnkronos Salute) – “Oggi lo scenario della gestione delle persone che vivono con Hiv è completamente cambiato: abbiamo a disposizione terapie e trattamenti altamente efficaci. Uno dei primi passi per favorire l’aderenza ai pazienti è rivedere il piano terapeutico di coloro che assumono terapie obsolete, gravate da eventi avversi ed effetti collaterali. Pertanto, per favorire una maggiore aderenza, è importante capire se c’è la possibilità di passare alle nuove terapie moderne, che favoriscono maggiore aderenza”. Così Paolo Bonfanti, direttore di Malattie infettive Irccs San Gerardo di Monza e professore di Malattie infettive all’università degli Studi di Milano-Bicocca, partecipando oggi a Milano al convegno di Hivlab Lombardia dedicato alla prevenzione e alla gestione dell’Hiv, organizzato dalla Regione in collaborazione con Summet, Crems, Health Strategy e il contributo non condizionante di ViiV Healthcare.

“A cambiare, poi, sono anche le priorità – spiega Bonfanti – Le terapie sono molto efficaci e i problemi che possono avere oggi le persone che vivono con Hiv sono spesso legati all’invecchiamento e alle comorbidità che affliggono maggiormente queste persone rispetto alla popolazione generale, come i tumori e le malattie cardiovascolari. Da un punto di vista organizzativo, è importante che all’interno dei percorsi negli ospedali vengano pensate delle forme di integrazione con gli specialisti che possono prendersi cura di queste comorbidità”.

Per ridurre la crescita delle nuove infezioni “bisogna fare un ultimo step – sottolinea l’esperto – Si tratta di far emergere il sommerso delle persone che non si sottopongono al test. Vi sono già dei progetti in corso per estendere i test in ambito ospedaliero, ma si devono raggiungere anche le persone più fragili, fuori dall’ospedale, attraverso il coinvolgimento degli enti del terzo settore. E’ necessario fare uno sforzo per capire chi sono queste persone attualmente non agganciate e non consapevoli del rischio e pensare a percorsi dedicati a loro”, conclude.

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