Madre e figlia morte a Campobasso, famiglia nomina legali per autopsia. Ipotesi veleno per topi
Roma, 30 dic. (Adnkronos Salute) – Morte di madre e figlia al Cardarelli. Si chiarisce il quadro degli indagati. Cinque medici. Tre del Pronto Soccorso del Cardarelli, di cui due venezuelani, e due della Guardia Medica di Campolieto, competente per territorio su Pietracatella, paese delle vittime. Sul fronte giudiziario, saranno gli avvocati Arturo Messere e Paolo Lanese di Campobasso a rappresentare le famiglie Di Vita-Di Ielsi nel delicato caso della tragedia di Pietracatella, che ha visto il decesso per una sospetta intossicazione alimentare due giorni dopo il Natale di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita di soli 15 anni.
I due legali hanno già provveduto a nominare un consulente di parte, che assisterà all’autopsia che si svolgerà domattina alle 9 al Cardarelli di Campobasso, si tratta del professore Marco Di Paolo proveniente da Pisa. A breve lo studio legale provvederà anche alla nomina anche di un gastroenterologo. L’esame autoptico servirà a stabilire con sufficiente certezza la causa del decesso e quindi indirizzare gli accertamenti investigativi verso una pista più precisa.
Sul decesso di madre e figlia a Campobasso spunta, tra le tante ipotesi, anche l’avvelenamento da topicida contenuto nella farina. “Potrebbe spiegare la velocità con cui si è manifestata l’epatite fulminante, un topicida può dare una forma gravissima di epatite. Il quadro però è anche molto simile a quello sostenuto da altri avvelenamenti, ad esempio da funghi o quello che può avvenire da una infezione da virus epatitici come il virus E che viene trasmesso dal pesce. Oppure il virus dell’influenza A che può dare, raramente, una grave epatite”, ha detto all’Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell’ospedale policlinico San Martino di Genova.
“Non riesco però a comprendere come il topicida possa essere arrivato a tre persone e non a tutto il nucleo familiare o ad altri, ovvero dove era il topicida? In alcuni elementi avvelenati? C’è molto da chiarire”, ha concluso.
Il procuratore capo di Campobasso, Nicola D’Angelo, ha chiesto a Mobile e Digos, con l’aiuto della Scientifica, di ripercorrere, passo per passo, quanto accaduto in casa di Gianni Di Vita, a Pietracatella, dalla Vigilia di Natale in poi. Fondamentale per le indagini ricostruire le varie fasi dell’alimentazione di ogni membro della famiglia, per poter arrivare a dei concreti risultati investigativi.
Diverse le ipotesi in campo: dai cibi guasti agli alimenti conservati e forse contenenti botulino, per finire con un possibile avvelenamento accidentale. Per questo la Polizia ha catalogato e sequestrato tutti i resti degli alimenti e i cibi ancora contenuti nell’abitazione delle due vittime.
Inoltre ha anche effettuato dei prelievi di farina in un mulino del paese, dove a giugno è stata effettuata una disinfestazione con veleno per topi. Si punta a escludere la possibile contaminazione con farine usate per preparare cibi a Natale. Insomma niente viene trascurato, anche se, i sanitari dell’Asrem hanno anche accennato alla possibilità di epatite fulminante, alternativa all’intossicazione, o all’avvelenamento da botulino o da altre sostanze.
“Sono in miglioramento” le condizioni del padre della ragazza e marito della donna, morta. Lo comunica “nella persona del direttore generale” l’Inmi Spallanzani di Roma, aggiornando sulla situazione del “paziente proveniente dall’azienda sanitaria regionale del Molise per sospetta malattia a trasmissione alimentare”. L’Irccs capitolino precisa in una nota che “gli accertamenti sono ancora in corso” e ricorda che “nessun operatore sanitario dell’istituto è autorizzato a rilasciare informazioni e dichiarazioni alla stampa, nel rispetto del grave lutto che ha colpito la famiglia e delle indagini della magistratura attualmente in corso. Sarà cura dell’istituto fornire aggiornamenti tempestivi”.
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