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Meno ospedale e attese, servizi più vicini ai cittadini: come il Pnrr cambierà il Servizio sanitario nazionale

6 Luglio 2024

Roma, 6 lug. (Adnkronos Salute) – Come cambierà il Servizio sanitario nazionale dopo gli interventi del Pnrr? Nel 2026, una volta terminata la messa a terra della Missione 6 Salute del Piano di nazionale di ripresa e resilienza, il vecchio Ssn come lo conosciamo avrà un nuovo volto: servizi più vicini al cittadino, meno ricorso all’ospedale e meno liste d’attesa. Ma a che punto siamo? A fare il punto per l’Adnkronos Salute è Alessio Nardini, direttore generale Unità di missione per l’attuazione degli interventi del Pnrr del ministero della Salute. Tra i temi affrontati come cambierà la presa in carico dei cittadini, se ci sarà il personale per le nuove strutture che faranno da filtro all’ospedale, le Case di comunità e gli ospedali di comunità e infine se gli italiani hanno davvero capito come cambierà la sanità pubblica.

A metà 2024, a che punto siamo direttore Nardini? “Abbiamo raggiunto tutti i target per le Centrali operative territoriali (Cot), Case della Comunità (CdC) e Ospedali di comunità (OdC), che avevano scadenza nell’ultimo periodo del 2023. Nella fase attuale è in corso la rilevazione dei dati relativi allo stato di avanzamento fisico, procedurale e finanziario dei singoli interventi, con particolare interesse nei confronti delle progettualità riferite alle Cot. La rimodulazione complessiva del Piano, prevede la realizzazione e la messa in esercizio di almeno 480 Cot entro il 31 dicembre 2024. Al 20 giugno 2024, risultavano avviati i lavori e/o erano in corso di esecuzione le forniture per un totale di 1.104 interventi. Di questi 500 sono riferiti a progettualità relative a Cot, 468 a CdC e 136 a OdC”.

“Allo stato attuale sono 16 le CdC e 5 gli OdC per i quali è stato eseguito un collaudo della corretta esecuzione dei lavori e progressivamente si stanno attivando le strutture sul territorio, con la messa in opera delle diverse funzioni di erogazione dell’assistenza, sulla base degli standard delineati dal Dm 77/2022, in vista della scadenza attesa entro giugno del 2026 – prosegue – Per quanto riguarda le Cot, al 20 giugno 2024, ne risultavano collaudate 359 rispetto al target di almeno 480 operative e funzionanti entro dicembre 2024. Dati più aggiornati riferiti all’investimento, rilevano al 30 giugno 2024: l’avvio dei cantieri/delle forniture per 530 interventi (Cup o Codice unico di progetto); la conclusione dei lavori/esecuzione delle forniture per 457 interventi (Cup); il collaudo di 391 interventi (Cup). Abbiamo chiesto alle Regioni – precisa – chiarimenti circa la documentazione da produrre per soddisfare i meccanismi di verifica di cui agli Operational Arrangements, tesi a comprovare il raggiungimento del Target europeo M6C1-7, accompagnate da nota successiva contenente apposite check-list e format documentali necessari a comprovare il conseguimento del suddetto target. E’ in corso – osserva Nardini – di acquisizione la documentazione richiesta, che sarà oggetto di successiva valutazione. Allo stato attuale, quindi, si ritiene che non vi siano criticità ostative al raggiungimento dei target delineati”.

Come cambierà la presa in carico dei cittadini? Direttore Nardini può farci un esempio concreto rispetto ai problemi che oggi hanno gli italiani sulle cronicità? “Il Dm 23 maggio 2022, numero 77, recante ‘Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale’, disegna di fatto un nuovo modello di organizzazione dell’assistenza. Il Regolamento non investirà unicamente il livello territoriale, per il quale delinea nuovi modelli e standard organizzativi oltre a chiarificare e ordinare gli standard per i setting assistenziali già esistenti. La costruzione di un archetipo organizzativo dell’assistenza che pone la persona al centro dell’intero sistema sanitario ne modificherà la presa in carico – risponde – La definizione di modelli organizzativi come le Case di comunità e di professionisti in queste ultime impiegati, quali gli Infermieri di comunità, prevedono di fatto la presa in carico di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro capacità di percepire e/o esprimere un loro bisogno assistenziale – prosegue – Si prevede, infatti, di agire sulla comunità nel suo complesso, promuovendo una medicina di iniziativa che, grazie ai sopracitati modelli e standard, permetta sul lungo periodo di fornire risposte assistenziali anche ai bisogni sanitari e socio-sanitari inespressi. Ciò è ancora più vero quando si fa riferimento a condizioni di cronicità o multi-cronicità, eventi maggiormente presenti sul nostro territorio nazionale, soprattutto a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, ormai in corso da diversi decenni”.

Un esempio concreto per la gestione della cronicità potrebbe essere rappresentato proprio dalle Centrali operative territoriali (Cot). “Questa centrale assolve al suo ruolo di raccordo tra i vari servizi attraverso le specifiche funzioni distinte interdipendenti, che riguardano il coordinamento della presa in carico della persona tra i servizi e i professionisti sanitari, coinvolti nei diversi setting assistenziali, oltre che il coordinamento degli interventi da erogare, provvedendo anche all’attivazione dei soggetti e delle risorse della rete assistenziale. La Cot – illustra Nardini – è quindi demandata anche al tracciamento e al monitoraggio delle transizioni da un luogo di cura all’altro o da un livello clinico assistenziale all’altro dell’assistito preso in carico, attraverso anche un supporto informativo e logistico ai professionisti della rete assistenziale. In tale contesto provvede, quindi, alla raccolta, alla gestione e al monitoraggio dei dati di salute, anche attraverso strumenti di telemedicina, dei percorsi integrati di cronicità (Pic), dei pazienti in assistenza domiciliare e alla gestione della piattaforma tecnologica di supporto per la presa in carico della persona. Per porre un esempio concreto, si pensi ad un assistito anziano in presenza di cronicità o multi-cronicità, per il quale è necessario più volte in un arco temporale riferito anche al breve periodo gestire il passaggio tra diversi livelli di assistenza: domiciliare; ospedaliera; residenziale”.

“La Cot si occuperà nel concreto di intervenire coordinando tutti gli attori del sistema, sia personale di distretto sia ospedaliero, nonché di gestire i rapporti con la rete di emergenza/urgenza, per far fronte a tutte le esigenze dell’assistito. In questo contesto, gli operatori sanitari afferenti alla Cot (secondo gli standard di personale del Dm 77/2022: 1 Coordinatore infermieristico; 3-5 Infermieri; 1-2 unità di Personale di supporto) gestiranno il percorso riferito al paziente, avendo a disposizione la possibilità anche di monitorarne i dati di salute, anche attraverso strumenti di telemedicina, tracciando e monitorando gli ingressi e le dimissioni da un setting assistenziale all’altro”.

Molti osservatori hanno evidenziato la difficoltà rispetto alle risorse umane. Dove troviamo i medici e gli infermieri per le Case di comunità o gli ospedali di comunità? “Con la legge di bilancio 2024 abbiamo previsto stanziamenti di 250 milioni di euro per il 2025 e 350 per il 2026 per il reclutamento di personale destinato al rafforzamento dell’assistenza territoriale. Inoltre con il decreto legge sulle liste d’attesa si interviene per allentare già nel 2024 il tetto di spesa alle Regioni per assumere personale e abolirlo dal 2025 “, risponde Nardini.

“Ma in primo luogo è necessario precisare che gli interventi della Missione 6 del Pnrr saranno conformi, anche rispetto agli standard di personale, come previsto in fase programmatoria, definiti dal Dm 77 – prosegue Nardini – Nel merito, anche allo scopo di rispondere alle esigenze relative alle risorse umane, nascenti dall’emanazione del nuovo Regolamento per l’assistenza territoriale (Dm 77 del 2022), lo scorso 8 febbraio 2024 è stato sottoscritto l’Accordo collettivo nazionale, che prevede una riorganizzazione delle convenzioni in atto con il personale riferito al territorio, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, oltre ad una piena attuazione del ruolo dei medici di assistenza primaria. L’Acn ha quindi declinato il nuovo modello organizzativo di erogazione dell’assistenza primaria nell’ambito dei rapporti di lavoro, come di seguito brevemente si illustra”.

Il direttore generale Unità di missione per l’attuazione degli interventi del Pnrr del ministero della Salute prosegue spiegano quali sono gli interventi nell’Acn dell’8 febbraio 2014, “in continuità con l’Acn 2022, prevede (articoli 6, 8 e 9): l’adesione obbligatoria dei medici di medicina generale all’assetto organizzativo definito dalla Regione, il superamento di tutte le forme organizzative esistenti e la loro sostituzione con le Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) che operano per l’intero arco della giornata e per sette giorni alla settimana, e con le Unità complesse di cure primarie (Uccp); l’adesione obbligatoria dei medici di medicina generale al sistema informativo (rete informatica e flussi informativi) di ciascuna Regione e al sistema informativo Nazionale (Nsis, Ts, Fse,), quali condizioni irrinunciabili per l’accesso e il mantenimento della convenzione, pena l’impossibilità di accedere alla convenzione e la decadenza dal rapporto di lavoro convenzionale”.

“In particolare, l’articolo 9, ‘Partecipazione alla forma organizzativa multiprofessionale (Uccp)’ ha apportato una fondamentale integrazione rispetto alle previsioni del precedente Acn: ha stabilito la coincidenza tra l’Uccp (forma organizzativa multiprofessionale) e la Casa della comunità in cui la forma organizzativa multiprofessionale opera in forma integrata – rimarca Nardini – Mutuando la terminologia del Dm 77, nello stesso articolo, sono poi state declinate le sedi in cui si articolano le strutture territoriali che possono essere quelle di riferimento ‘hub’ o altre ‘spoke’. Tra le sedi spoke si richiamano anche le eventuali sedi di riferimento delle Aft. Questo sintetico ma determinante passaggio negoziale ha introdotto il modello organizzativo necessario ad attuare gli investimenti programmati con il Pnrr nella disciplina di regolamentazione del rapporto di lavoro, riallineando l’organizzazione dell’assistenza territoriale con le strutture in cui sarà erogata”.

L’Acn, 8 febbraio 2024, dà piena attuazione al ‘ruolo unico del medico di assistenza primaria’, previsto all’art.31, relativo sia ai medici a ciclo di scelta (ex assistenza primaria – ex Medici di famiglia che operano con propri assistiti in carico) sia ai medici ad attività oraria (ex continuità assistenziale – ex guardia medica, cioè medici che garantiscono la continuità assistenziale durante gli orari di chiusura degli studi medici). “La revisione del ruolo unico del medico di assistenza primaria è l’elemento cardine del contratto in cui trovano finalizzazione i progetti e gli obiettivi del Pnrr per la parte riguardante l’assistenza territoriale – evidenzia il direttore – A seguito di tale revisione altri istituti negoziali hanno subito adeguamenti e adattamenti (es. il meccanismo del rapporto ottimale e di individuazione delle carenze, le procedure di accesso e di affidamento degli incarichi a tempo determinato).

Dal primo gennaio 2025, “in base a quanto previsto dall’articolo 38, l’incarico di medico del ruolo unico di assistenza primaria è conferito in una sola azienda e comporta lo svolgimento di attività a ciclo di scelta e attività oraria pari a 38 ore settimanali, con progressiva riduzione dell’attività oraria rispetto all’aumento delle scelte in carico fino al massimale di 1.500 assistiti”.

Gli italiani hanno capito l’impatto del Pnrr sull’assistenza sanitaria pubblica? “Il Pnrr, per tutte le sue Missioni e misure, ha previsto molteplici strumenti di comunicazione, attraverso sia l’utilizzo dei vari media sia del web. Anche il ministero della salute, titolare di un’intera Missione del Pnrr, la Missione 6, ha utilizzato in particolare le risorse promosse dalla rete, al fine di rendere agevole la comunicazione rispetto alle iniziative promosse dal Pnrr con impatto sull’assistenza sanitaria”, risponde il direttore Nardini.

Un particolare riferimento, nel merito, può essere fatto al Portale Pnrr Salute (www.pnrr.salute.gov.it/portale/pnrrsalute/homePNRRSalute.jsp ), “che si pone come una vetrina rispetto sia alle informazioni relative alla Missione 6, fornendo – precisa – indicazioni circa gli investimenti da realizzare e il loro stato di attuazione, in termini sia di obiettivi raggiunti sia di news rispetto allo stato di conseguimento delle misure, ma anche come fonte di informazione rispetto all’innovazione introdotta nel Ssn grazie agli interventi finanziati dal Piano”.

“Certamente le modalità di erogazione dell’assistenza, alla luce di quanto illustrato in precedenza, si modificheranno nel prossimo futuro, rendendo necessariamente visibile ai cittadini il cambiamento. Tuttavia il cambiamento radicale di approccio ai fabbisogni di salute dei cittadini determinerà un necessario grande intervento di comunicazione e diffusione del mutamento che investirà l’intero Ssn ma soprattutto coinvolgerà i cittadini in nuovo approccio al servizio sanitario nazionale. Anche questa rappresenta una sfida che dovremo affrontare anche dopo la chiusura degli interventi Pnrr missione 6 salute”, conclude

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