Morto dopo un gelato, Siaaic ‘è l’allergia alle proteine che uccide, non l’intolleranza al lattosio’
Roma, 18 mag. (Adnkronos Salute) – “L’allergia alle proteine del latte scatena reazioni immunitarie immediate e violente come lo shock anafilattico, che può uccidere. L’intolleranza al lattosio, uno zucchero del latte, invece, non ha esiti fatali”. Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) e direttore Uoc Medicina interna azienda sanitaria di Salerno, torna nuovamente a fare chiarezza sul tema, commentando la notizia della scomparsa di Adriano d’Orso, un ragazzo di 16 anni allergico alle proteine del latte, deceduto a Casoria (Napoli) dopo aver consumato un cono gelato. Un nuovo dramma, a poco più di 1 mese di distanza dalla morte per shock anafilattico di una studentessa di 15 anni, anche lei allergica alle proteine del latte, dopo aver consumato un panino in un ristorante a Ostia. “Questa nuova tragedia riaccende i riflettori sulla fragilità di un sistema che sconta ancora troppa disinformazione sulle allergie severe e sulla crucialità dell’uso tempestivo dell’adrenalina – afferma Patella – L’intolleranza causa malessere generale, dolore addominale o vomito, ma non esiti infausti. L’allergia scatena l’anafilassi, un collasso dell’apparato cardiovascolare che impedisce al sangue di raggiungere organi vitali come cuore e cervello. Tra le proteine del latte, la caseina resta la più insidiosa poiché termostabile e gastrostabile, mantenendo intatto il suo potere allergizzante anche dopo la cottura o la lavorazione industriale”.
A sollevare i timori del presidente Siaaic – si legge in una nota – è anche la gestione dell’emergenza nei momenti immediatamente successivi al malore: dalle prime ricostruzioni sul caso di Casoria emerge infatti il disperato tentativo di somministrare del cortisone al giovane prima dell’arrivo del 118. “Il cortisone ha tempi di azione troppo lenti per un’anafilassi acuta – precisa Patella – Ciò che un paziente allergico deve sempre portare con sé è l’adrenalina auto-iniettabile. E’ un farmaco di autosomministrazione che permette di guadagnare il tempo necessario per raggiungere il pronto soccorso. In Italia si registrano mediamente tra i 40 e i 60 decessi accertati all’anno per shock anafilattico, ma il numero potrebbe essere superiore a causa di morti improvvise non correttamente notificate”. Proprio per ovviare a questa carenza di dati certi, il presidente Siaaic lancia un appello istituzionale: “In Italia non esiste un Registro nazionale sulle anafilassi – specifica Patella – E’ auspicabile, come suggerito dalle associazioni dei pazienti, tra queste Federasma, che sia gestito direttamente dall’Istituto superiore di sanità (Iss) con il coinvolgimento delle società scientifiche degli allergologi come Siaaic”.
Nelle vicende che coinvolgono la ristorazione e la produzione artigianale, il pericolo principale è rappresentato dalla contaminazione o dall’ingrediente non dichiarato, evidenziano gli esperti. “Sia che si tratti di tracce in un gelato, di formaggio nella pasta o di latte nelle polpette, il cosiddetto ‘cibo nascosto’ resta la minaccia maggiore. Pur non avendo l’obbligo di detenere adrenalina, i ristoratori e gli artigiani del settore alimentare devono essere formati. La Siaaic mette a disposizione corsi e podcast su Siaaic channel per aggiornare costantemente il personale sulla gestione del rischio allergeni”, conclude Patella, auspicando che la prevenzione e la chiarezza scientifica possano finalmente arrestare questa scia di drammi evitabili.
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