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Omceo Roma su aggressione ospedale Vannini: “Violenza non è mai risposta a carenze”

22 Gennaio 2026

Roma, 22 gen. (Adnkronos Salute) – L’Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e odontoiatri esprime in una nota “profonda e sentita solidarietà al medico vittima”, nella giornata di ieri, “di una violenta aggressione durante lo svolgimento del proprio turno” di lavoro nel Pronto soccorso dell’ospedale Vannini di Roma. Questo “ennesimo episodio” di violenza ai danni del personale sanitario “non è solo un attacco a un professionista impegnato nel servizio pubblico, ma una ferita inferta all’intero sistema di cura e ai diritti dei cittadini”. E’ “inaccettabile che chi dedica la propria vita alla tutela della salute degli altri debba operare in condizioni di insicurezza” o temere per la propria incolumità fisica. Nonostante l’impegno di medici, infermieri e operatori sociosanitari, che ogni giorno affrontano criticità e carichi di lavoro importanti con dedizione, “ci troviamo a commentare con regolarità l’ennesimo atto di inciviltà”.

“La violenza – avverte l’Omceo – non può mai essere una risposta alle carenze strutturali o alle attese, né può trovare alcuna giustificazione”. L’Ordine dei medici di Roma chiede: un “potenziamento immediato delle misure di sicurezza all’interno dei presidi ospedalieri, con particolare attenzione ai pronto soccorso e alle aree di frontiera”; una “risposta decisa dalle istituzioni affinché vengano applicate rigorosamente le normative vigenti contro chi aggredisce il personale sanitario”; una riflessione collettiva per “ricostruire quel patto di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie”, fondamentale per il corretto funzionamento della società.

“Non vogliamo più trovarci in queste situazioni – conclude Omceo Roma – e chiediamo condizioni di lavoro che consentano di esercitare la nostra professione con la massima serenità possibile. Chiediamo pertanto che ogni presidio ambulatoriale e ospedaliero sia dotato di un servizio di vigilanza e guardiania presente fino all’orario di chiusura, che le visite domiciliari non vengano effettuate da una singola unità, ma sia obbligatorio recarsi sempre in due, e che non si resti da sole in pronto soccorso né all’interno di alcuna struttura sanitaria. Siamo vicini al collega e alla sua famiglia e auspichiamo che le autorità competenti facciano piena luce sull’accaduto”, assicurando i responsabili alla giustizia. La tutela di chi cura è la condizione necessaria per la tutela della salute di tutti.

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