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Ricerca: uomini e donne diversi anche nell’Alzheimer, cambia malattia

Settembre 20, 2022

Milano, 20 set. (Adnkronos Salute) – Due metà del cielo, anche nella malattia. L’Alzheimer è diverso tra uomini e donne. Ed è uno studio italiano a mostrare come, a seconda del sesso, cambino i meccanismi della patologia. Una donna che soffre di Alzheimer presenta un profilo metabolico differente da un uomo che soffre dello stesso disturbo. Il lavoro, pubblicato su ‘Cell Reports’ e coordinato dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con gli atenei dell’Insubria, di Milano-Bicocca e di Roma Tor Vergata, ha evidenziato che l’Alzheimer modifica l’interazione tra le proteine e la fisiologia delle cellule in modo differente tra lui e lei.

Per chiarire le alterazioni connesse all’invecchiamento, rispetto a quelle connesse alla patologia – spiegano da UniMi – è stato effettuato uno studio molecolare (‘omico’, basato su analisi di trascrittomica, proteomica e metabolomica, anche di tipo chirale). Il team di ricerca – costituito da Gabriella Tedeschi, docente di Biochimica della Statale di Milano, Loredano Pollegioni responsabile del laboratorio The Protein Factory 2.0 dell’Università dell’Insubria, Paola Coccetti di Milano-Bicocca e Nadia Canu, docente dell’Università di Roma Tor Vergata (mancata di recente e alla cui memoria è dedicato il lavoro) – ha analizzato campioni post mortem di ipotalamo da cervelli di uomini e donne con un invecchiamento normale e da pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer.

Le analisi hanno evidenziato profonde differenze in termini di vie metaboliche alterate tra i controlli sani e le coorti maschili e femminili dei pazienti. In particolare, una diminuzione della risposta insulinica è evidente nella sindrome di Alzheimer confrontando le donne con i maschi.

Inoltre – continuano gli autori – il metabolismo dell’aminoacido serina che genera un importante neuromodulatore, la D-serina, è significativamente modulato: negli uomini, durante un normale invecchiamento, il rapporto D-Ser/serina totale rappresenta una strategia per contrastare il declino cognitivo legato all’età, mentre nelle donne tale valore è modificato solo durante l’insorgenza della malattia di Alzheimer. Ciò è di particolare interesse in quanto la D-serina modula la neurotrasmissione dovuta ai recettori Nmda e poiché il suo livello nel sangue è stato recentemente proposto come biomarcatore precoce di tale patologia.

“Questi risultati – afferma Elisa Maffioli, ricercatrice di Biochimica della Statale di Milano e prima autrice del paper – mostrano come la malattia di Alzheimer cambia e, per certi aspetti, inverte alcuni aspetti della mappa proteomica e dei profili metabolomici nei due sessi, evidenziando così come diversi meccanismi fisiopatologici siano attivi o meno in base al sesso e aprendo alla possibilità di intervenire con innovativi approcci terapeutici differenziati tra uomini e donne”. La ricerca è stata finanziata dal ministero dell’Università e della Ricerca, progetto Prin 2017.

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