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Sanità: collaborazione Uffizi-Policlinico Gemelli per ‘curare’ un dipinto del ‘500

Aprile 27, 2022

Roma, 27 apr. (Adnkronos Salute) – Un paziente speciale al Policlinico Gemelli di Roma. Per la prima volta al mondo è stata restaurata una preziosa tela del ‘500, ‘Il Silenzio’ di Jacopo Zucchi, anche con l’ausilio di una tecnica ‘green’, un mix di idrolato di arancia amara e di olio essenziale di corteccia di cannella, messo a punto dai microbiologi dell’Università Cattolica – Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs. L’impresa è stata condotta a quattro mani dall’Opificio delle pietre dure di Firenze, in collaborazione, appunto, con la Microbiologia del Gemelli. I risultati sono stati pubblicati sul ‘Journal of Fungi’.

Il dipinto, insieme ad altre otto tele, orna il soffitto ligneo della Terrazza delle carte geografiche della Galleria degli Uffizi, di recente riaperta al pubblico. “Il Silenzio – spiega Maura Di Vito, ricercatrice in Microbiologia e microbiologia clinica all’Università Cattolica, campus di Roma – presentava una colonizzazione da biodeteriogeni fungini sulla parte posteriore della tela. Con la dottoressa Debora Minotti, restauratrice, la dottoressa Daphne De Luca, restauratrice e docente a contratto dell’Università di Urbino e la professoressa Francesca Bugli, mia collega, stiamo portando avanti da anni delle ricerche sull’impiego degli oli essenziali e degli idrolati nei restauri”.

“Avendo già completato tutta la sperimentazione in vitro e verificato l’efficacia di queste sostanze su alcune tele dipinte antiche – racconta – abbiamo chiesto le opportune autorizzazioni alla direzione degli Uffizi per utilizzare questo ‘trattamento’ su ‘Il Silenzio’, una tela del 1572 dipinta da Jacopo Zucchi, pupillo di Giorgio Vasari. La proposta di restauro ‘green’ è stata accolta positivamente, così siamo partite con un lavoro in tandem tra Roma e Firenze”.

Per tipizzare a livello diagnostico i patogeni, i microbiologi del Gemelli hanno chiesto alla direzione tecnica del restauro (affidata all’Opificio delle Pietre Dure) di prelevare, in modo non invasivo, dei campioni sia dal retro che dalla parte anteriore della tela. Così, sono stati raccolti i campioni, passando dei tamponi sulla parte colonizzata e utilizzando, solo sul retro, del fungi-tape, uno speciale ‘scotch’ che viene delicatamente tamponato sulle opere d’arte per raccogliere i microrganismi contaminanti. I campioni sono stati quindi spediti a Roma, al Laboratorio di microbiologia del Gemelli, dove sono stati messi in coltura e tipizzati.

“Questo ci ha permesso di isolare i due ceppi fungini che colonizzavano l’opera e di testarli in vitro con i nostri oli essenziali e idrolati per verificarne l’efficacia. I funghi contaminanti – spiega Maurizio Sanguinetti, direttore del Laboratorio e ordinario di Microbiologia all’Università Cattolica, campus di Roma – sono risultati sensibili al mix di nostra formulazione caratterizzato da idrolato di arancia amara (Citrus aurantium var. amara) e una piccolissima quantità di olio essenziale di corteccia di cannella (Cinnamomun zeylanicum)”.

Per trattare questo importante paziente è stata approntata una speciale camera, in cui alloggiare il dipinto durante il trattamento dopo aver spruzzato il mix sul retro. La tela è stata poi adagiata su una tavola riscaldante e aspirante per le prime ore: il riscaldamento è servito a far entrare i funghi nella fase di replicazione, che rappresenta il loro tallone d’Achille, e permettere al trattamento di agire al meglio neutralizzando i biodeteriogeni. Il giorno successivo è stato rimosso tutto e la tela è stata fatta asciugare. Al termine del restauro sono stati quindi ripetuti i tamponi per inviarli a Roma, ripetere le colture e verificare se i funghi fossero ancora presenti. Dalle colture non si è visualizzata alcuna crescita fungina.

“Si è così concluso un interessante lavoro di squadra – sottolinea Sanguinetti – La missione green è andata a buon fine e ‘Il Silenzio’ è stato quindi restituito al soffitto della Sala delle carte geografiche. Si è trattato di un approccio pionieristico nel campo del restauro di opere antiche con l’uso degli oli essenziali e degli idrolati. Questo studio può aprire la strada a future nuove applicazioni sulle molteplici opere d’arte patrimonio dell’umanità che siano contestualmente efficaci sull’opera e sicure per l’operatore”. “Le Gallerie degli Uffizi – conclude il direttore del museo Eike Schmidt – sono orgogliose di lavorare sui fronti più all’avanguardia della ricerca scientifica”.

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