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Sanità, Di Silverio (Anaao): “Ssn fermo a 50 anni fa, servono riforma strutturale e più equità territoriale”

15 Aprile 2026

Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) – “Il nostro Servizio sanitario nazionale ha 48 anni , è un sistema di regole e organizzazione rimasto fermo a com’era quasi 50 anni fa, mentre la società è cambiata profondamente: le persone vivono più a lungo grazie anche al progresso farmaoclogico, assistiamo alla cronicizzazione delle malattie, la medicina è più avanzata e i bisogni di salute sono diversi. In questo contesto, non basta mettere più soldi se il sistema non viene aggiornato”. Così Pierino Di Silverio, segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti del Ssn Anaao-Assomed, intervenuto oggi a Roma al convegno ‘Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide’.

Un punto critico, secondo Di Silverio, riguarda anche “l’uso dei dati e degli strumenti di controllo. Sapere, ad esempio, perché si formano le liste d’attesa è utile – sottolinea – ma questi strumenti non devono diventare un modo per limitare il lavoro dei medici. Se si impongono regole rigide uguali per tutti, si rischia di peggiorare la qualità delle cure, perché ogni paziente ha una situazione diversa e richiede decisioni cliniche personalizzate”. Per migliorare il sistema “servirebbero invece cambiamenti profondi nell’organizzazione del lavoro dei dirigenti medici, che oggi spesso operano in un contesto rigido, soprattutto ospedaliero, che non valorizza la professione e non permette di lavorare sempre nel luogo più adatto al paziente”.

Si parla molto di “integrazione tra ospedale e territorio”, ma “nella pratica non è mai stato chiarito bene cosa significhi davvero – osserva Di Silverio – Secondo questa visione, sarebbe più utile distinguere chiaramente i diversi livelli di cura, invece di usare definizioni generiche. L’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire al paziente il luogo di cura più appropriato, nel momento giusto e con il professionista giusto. Inoltre, non bisognerebbe limitarsi a curare la malattia quando è già evidente, ma intervenire prima, prendendo in carico le persone in modo precoce, anche prima che la patologia sia conclamata”. E ancora: “Il Ssn dovrebbe essere guidato da criteri pratici e non ideologici. La sanità deve essere uguale per tutti, indipendentemente da condizioni personali o sociali, sesso, religione o provenienza geografica”, incalza il leader sindacale. Infine, “non è corretto ragionare in termini di Regioni migliori o peggiori, come se fosse una colpa. Le differenze territoriali esistono e ci saranno sempre, l’autonomia differenziata non farà altro che attrarre i professionisti dalle regioni che stanno peggio, lasciando alla deriva le Regioni più penalizzate che esultano quando escono da un commisariamento. Invece, le aree in difficoltà dovrebbero essere aiutate di più, non penalizzate. Altrimenti si rischia di aumentare ulteriormente i divari, anche nella distribuzione di medici e professionisti”, conclude Di Silverio.

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