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Cosa possiamo imparare dal ‘decennio pazzo’ e cosa no

Ci troviamo in una situazione simile a cent’anni fa, e guardiamo al futuro con la speranza di una ripresa rapida quanto il boom vissuto da alcuni Paesi nel dopoguerra. Cosa possiamo imparare dal 1921?  

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1921: sono finite la guerra e una pandemia che ha ucciso più persone della guerra. Un secolo dopo, si è di nuovo pronti a lasciarsi alle spalle anni tragicamente indimenticabili per un motivo analogo. Siamo forse alla soglia di un’altra decade ruggente?

Allora era il charleston, oggi sono i balletti di TikTok; allora nei jazzbar, oggi nelle poche discoteche riaperte si corre in preda a una dilagante euforia: siamo liberi.

Il ritrovato entusiasmo produce innovazione: cento anni fa l’elettrificazione e la radio, oggi le frontiere della digitalizzazione in continua espansione. Le conseguenze politiche delle crisi non sono troppo differenti: isolazionismo, nazionalismo ed esiti antidemocratici e totalitari tristemente celebri caratterizzarono gli anni tra le guerre mondiali; anche oggi, mutatis mutandis, assistiamo a una Unione europea più che mai divisa e a svolte populiste e autoritarie in numerosi governi. Nonostante la terribile crisi economica causata dalla pandemia, grazie ai fondi stanziati dagli Stati, molti sperano in una ripresa rapida quanto il boom vissuto da alcuni Paesi nel dopoguerra.

Gli anni Venti non furono solo un periodo di progresso e fervente creatività, ma anche di proibizionismo e xenofobia; le illusioni liberiste di crescita illimitata portarono al Big Crash del 1929. Oggi non si possono escludere esiti simili, soprattutto alla luce di una tendenza comune ai due periodi storici: la volontà non solo di ritornare alla ‘normalità’, ma anche di eccederla.

Il modo in cui vivevamo prima, tuttavia, non era affatto normale e sostenibile, e se c’è una radicale differenza tra questi e quegli anni Venti è che oggi un’emergenza climatica di pericolosità inaudita minaccia la vita stessa sul pianeta. Per fortuna, abbiamo un vantaggio: imparando dalla storia, possiamo scegliere più consapevolmente, possiamo decidere di non tornare ciecamente alla ‘normalità’, ma di cercare un’alternativa. La storia ci sta mandando un segnale: è tempo di agire. Non ignoriamolo.

 

di Federica Ballardini

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