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Scuola primaria, che lo sia anche di fatto e non solo di nome

Manca poco al ritorno sui banchi di scuola. I bambini che inizieranno a settembre la scuola primaria sono abituati al digitale, alla tecnologia, capiscono di pc e di internet. Ora bisogna garantirgli una scuola al passo con i tempi, anche grazie all’aiuto del Recovery Fund.

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Fra una manciata di giorni la generazione più tecnologica di tutta la storia dell’umanità, la classe 2015, varcherà le porte delle scuole pubbliche per iniziare la prima elementare.

Pensare che siano ancora i bimbi piagnucolanti che a stento staccano la manina dalla mamma è un errore. Ricordiamoci che sono quelli che sanno maneggiare computer e smartphone, sanno di WhatsApp e di Wi-Fi. Hanno già inviato migliaia di messaggini e giocato ore con cartoon e videogiochi (e Dio non voglia anche con qualche cosa d’altro).

Sin da piccolissimi hanno sentito parlare di digitale, di banda larga, di Gmail; inviano scansioni e in caso di necessità usano Flashlight. Purtroppo conoscono anche il Covid-19, infatti hanno iniziato a indossare la mascherina praticamente poco dopo aver smesso il pannolone. Hanno sentito comunemente parlare con termini inglesi alla tv, negli spot pubblicitari, in famiglia e praticamente ovunque. Sanno di calcio, di automobili, di musica, di quiz, di tutto quello che è tecnologico. Solo di politica non si interessano. Praticamente tutti hanno viaggiato in Italia e all’estero, tanti hanno anche sorvolato l’oceano. Sono quelli che nelle famiglie spesso spiegano ai nonni, talvolta anche ai genitori, come funzionano il cellulare e altre diavolerie tecnologiche.

Possiamo offrire loro scuole disastrate, classi con intonaci cadenti, banchi scalcinati, maestrine impreparate, immotivate o precarie, regole scolastiche arcaiche, fotocopiatrici senza carta e senza toner, testi scolastici adatti ai bimbi del primo dopoguerra? Forza, ministro Bianchi! Aggiorna questa scuola, metti questi bambini in grado di competere con il mondo globalizzato.

Adesso ad aiutarti hai anche il Recovery Fund che tradotto in Italiano significa “Fondo di recupero”.Che lo sia veramente, perché abbiamo tanto da recuperare. Secondo le statistiche Ocse, infatti, i Paesi che spendono di più per l’istruzione sono Norvegia, Nuova Zelanda e Cile. L’Italia? Si posiziona al sestultimo posto!

 

di Remo Morasso

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