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title: Giustizia, il gioco delle parti
description: La corsa al distinguere per decidere i reati da lasciar fuori dalla prescrizione. Senza tener conto del vero obbiettivo.
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date: 2021-07-30
author: Massimiliano Lenzi
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categories: [Una selezione di articoli de La Ragione in edicola]
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# Giustizia, il gioco delle parti

![Giustizia, il gioco delle parti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/07/giustizia-Lenzi.png)

## La corsa al distinguere per decidere i reati da lasciar fuori dalla prescrizione. Senza tener conto del vero obbiettivo.

«Questo sì, questo sì, questo no». La politica italiana sulla riforma della giustizia sta cominciando a diventare il gioco delle distinzioni. Nel senso che **ogni parte politica sembra avere il proprio reato preferito** da togliere dall’elenco della prescrizione.

Hanno cominciato i 5 Stelle con il leader Giuseppe Conte quando hanno chiesto al presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro della Giustizia Marta Cartabia – facendone una questione di principio ma anche di voto, quindi di **sfida politica** – di lasciar fuori (dalla prescrizione) i reati di mafia. Adesso, mentre la velocità per l’approvazione della riforma della giustizia è sensibilmente rallentata, ecco che la Lega di Matteo Salvini sembra voler chiedere che restino fuori dalla prescrizione anche i reati per violenza sessuale e traffico di droga gestito dalle cosche.

L’aspetto che non va – mentre si discute di far funzionare bene la giustizia italiana, riformandola – **è questa corsa al distinguere**. Questo sì, questo sì, questo no. Una corsa che pare dimenticarsi totalmente del vero obbiettivo: far arrivare a sentenza i processi. Così funziona nei Paesi civili e con una giustizia efficiente. Invece da noi si ha la sensazione che neppure la politica, che la sta varando e la dovrà votare, creda alla riforma che prepara. Altrimenti non si capirebbe questo impuntarsi continuo sulla prescrizione quasi fosse ineluttabile che molti processi non arrivino mai a sentenza, neppure dopo la riforma. Quando si dice una questione di fiducia.

 

di *Massimiliano Lenzi*
