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title: Green Deal, la sfida dell’Europa a Usa e Cina
description: "L'MGI evidenziava come l’85% degli investimenti in intelligenza artificiale fossero stati realizzati da imprese americane e cinesi."
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date: 2021-07-20
modified: 2021-08-13
author: Giuseppe Sabella
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tags: [Europa]
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# Green Deal, la sfida dell’Europa a Usa e Cina

![Green Deal, la sfida dell’Europa a Usa e Cina](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/07/Cina.png)

Nel 2017, quando gli indicatori economici rilevavano l’inizio della “crescita debole” (così è stato definito il periodo *pre* Covid-19), a Bruxelles convenivano in modo quasi unanime che questa non fosse altro che l’esito della mancata innovazione della nostra industria.

Nello stesso periodo, il **McKinsey Global Institute** evidenziava come l’85% degli investimenti in **intelligenza artificiale** – fondamentale per la trasformazione di **industria 4.0** – fossero stati realizzati da imprese americane e cinesi. Non è un caso che, fino all’avvento della pandemia (primo trimestre 2020), **Usa** e **Cina** hanno continuato a crescere: da sempre, innovazione significa competitività.

È proprio nel momento in cui l’Unione comprende il suo ritardo industriale che ha origine il programma **Green Deal**: l’Europa vuole tornare a essere l’economia più forte e per riuscirci costruisce la sua ripartenza su tre grandi obiettivi: 1) risposta alla riconfigurazione della globalizzazione; 2) innovazione digitale ed energetica; 3) lotta al *climate change*.

Il nome dell’ambizioso programma, che viene consegnato da **Ursula von der Leyen** al Parlamento europeo a dicembre 2019, è naturalmente ispirato dall’**emergenza climatica**. Anche Mario Draghi, quando ha presentato il suo governo alle Camere, ha detto: «Questo sarà un esecutivo ambientalista». Dobbiamo concluderne che l’Unione europea si sia piegata all’attivismo di Greta Thunberg?

In realtà, l’Europa sta lanciando una nuova sfida a Usa e Cina puntando sull’innovazione delle sue filiere – innovazione digitale ed energia rinnovabile sono ciò che renderà più sostenibile la produzione – e, in particolare, sul suo mercato. Già, perché il mercato europeo non è così coeso come quelli americano e cinese.

### E dal 2017, rallentando il commercio mondiale, l’economia si è riorganizzata su scala macroregionale.

In sintesi, i mercati si sono riconfigurati attorno alle grandi piattaforme produttive (Usa, Cina ed Europa) mentre la grande piattaforma europea – Germania, Italia e Francia – ha attorno a sé quello che è ancora il più importante mercato al mondo: quello europeo, appunto.

L’Unione è arrivata con un po’ di ritardo a fare quadrato sulla sua economia ma ciò che conta oggi è che lo abbia fatto. Nessuno, soltanto due anni fa, avrebbe lontanamente immaginato un piano di politica espansiva da mille miliardi come il [Next Generation Eu](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/italia-riparte-dal-sud/). In questo senso, la pandemia si è rivelata un grande acceleratore. E in questo nuovo scenario l’Italia ha molto da guadagnare: dopo la Germania, resta pur sempre la seconda potenza industriale d’Europa.

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Di *Giuseppe Sabella*
