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title: Ita est
description: Tutti noi abbiamo sborsato la bellezza di 13 miliardi di euro per avere la gioia di veder fallire e rifallire e ririfallire Alitalia.
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date: 2021-07-19
author: Davide Giacalone
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categories: [Una selezione di articoli de La Ragione in edicola]
tags: [Italia]
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# Ita est

![Ita est](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/07/ita-est-sito.png)

## La sora Cesira e il sor Callisto – senza mai avere preso un aereo in vita loro – e tutti noi, volanti e deambulanti, abbiamo sborsato la bellezza di 13 miliardi di euro per avere la gioia di veder fallire e rifallire e ririfallire Alitalia.

S’è cimentato lo Stato, ai tempi dell’Iri, ed è fallito. Si sono cimentati i privati, dimostrando la loro incapacità e confermando l’impressione, in noi solida, che i soldi prima fatti non discendessero da meriti imprenditoriali: rifalliti.

S’è ripresentato lo Stato, perché **Alitalia non sia mai si debba chiuderla:** ririfallito. A tappare i buchi sempre la sora Cesira, il sor Callisto e tutti noi contribuenti. È valsa la pena di questa strage di credibilità e quattrini? Ed è finita? Temo siano **due risposte negative**.

**Quanti ritengono ne sia valsa la pena** sono convinti che un Paese a vocazione turistica non può non avere una compagnia di bandiera. Peccato che i turisti arrivassero e arrivino prevalentemente con altre compagnie, così come gli italiani che devono recarsi all’estero.

Poi ci sono **quelli che ne hanno fatto una questione di prestigio**: quella bandiera non possiamo ammainarla. In compenso possiamo far continuamente bancarotta, che come prestigio ne porta assai.

Altre compagnie di quel tipo, in giro per il mondo, sono finite male: se ne prende atto e si tira vanti, non ci si accanisce a pomparci quattrini.

Per i cittadini viaggiatori la grande conquista è stata la deregolamentazione europea e l’espandersi della concorrenza, che hanno portato più voli a costi più bassi. A questo giro, a questo ennesimo fallimento, la Commissione europea (sempre sia lodata) ha stabilito che no, **non si può continuare con aiuti di Stato**.

Noi che li finanziamo ne eravamo convinti da tempo. Così nasce Ita (Italia trasporto aereo), elidendo la testa e la coda della vecchia compagnia. Prende 2.800 lavoratori su 10.500, quindi, cari Cesira e Callisto, **tocca ancora pagare per aiutare gli altri**.

Avrà 52 aerei, ma se vuole anche il resto – come il marchio, la gestione bagagli, la manutenzione o il programma di fidelizzazione (MilleMiglia) – dovrà partecipare all’asta, cercando di ricomprare quel che era già in mano pubblica e crollò nel baratro. Considerato che a metterci i quattrini è ancora lo Stato, ergo i contribuenti, sarà una bella scena il **partecipare a debito all’asta di quel che si possedeva**.

Naturalmente c’è un piano che chiarisce come, presto, i soldi si guadagneranno benché, ora, si tratta solo di metterceli.

Non posso che unirmi a questa speranza, anche se con quelle dimensioni e dotazioni occorre essere proprio bravi per sopravvivere e guadagnare. E di bravi qua non se ne videro. Allora, se proprio si deve, almeno si faccia un patto: **si nomini un garante del contribuente**, uno che non sappia nulla di aerei ma sappia far di conto, e non appena l’andamento finanziario dovesse segnalare uno scostamento dalle previsioni – annunciando nuove perdite, magari con nuovi necessari aumenti di capitale (sempre pubblico) – quello alza una bandiera e o si trova una diversa compagnia per finanziarla oppure si chiede scusa e la si fa finita.

E i poveri dipendenti? Se avessimo mandato loro lo stipendio a casa, pregandoli di restarci, ci sarebbe costato assai meno. Il rischio è che Cesira e Callisto lo capiscano e si decidano a uscire loro di casa, piuttosto adirati.

 

di *Davide Giacalone*
